|
SERVIZIO
PER L'ADEGUAMENTO TRA IDENTITÀ FISICA E IDENTITÀ
PSICHICA (SAIFIP)
Il
SAIFIP è stato istituito come Servizio di consulenza
e di sostegno al percorso di adeguamento per le persone
che intendono chiedere la "rettificazione di attribuzione
di sesso " secondo la legge n.164 del 1982 e si
rivolgono all'Ospedale S.Camillo come previsto dalla
legge della Regione Lazio n.59 del 1990
Qualora
se ne faccia richiesta e nei casi ritenuti idonei, il
giudice autorizza con sentenza gli interventi chirurgici
di asportazione degli organi della riproduzione del
sesso biologico di appartenenza e, su successiva istanza
della persona, il cambio anagrafico del nome proprio
e del sesso attribuito alla nascita.
Il
processo di crescita personale tuttavia non ha una direzione
unica e, a seconda delle diverse situazioni e delle
potenzialità degli individui, si manifesta e
si concretizza con tempi e modalità differenti.
La richiesta di "riattribuzione chirurgica di sesso-RCS"
deve essere valutata, quindi, in relazione alla storia
della persona, alla sua consapevolezza di bisogni e
desideri, alla stabilità della sua decisione
e in relazione alla reale conoscenza del percorso di
adeguamento in tutti gli aspetti: psicologici, medici,
chirurgici, legali e sociali. E' in questa linea che
già nella sua denominazione, "...... adeguamento
tra Identità ....", il Servizio sottolinea
la possibilità di diverse modalità e livelli
di intervento.
Solo
così i differenti percorsi possono portare un
reale miglioramento della qualità di vita della
persona ed un benessere globale e protratto nel tempo.
OBIETTIVI
Il SAIFIP, centro di intervento clinico e di ricerca
sui Disturbi dell'Identità di Genere è
sorto nel 1992 con i seguenti obiettivi:
definire
un percorso pubblico interdisciplinare e integrato dove
la persona che chiede la "riattribuzione chirurgica
di sesso", legge n.164 del 1982 e legge della Regione
Lazio n.59 del 1990, trovi consulenze e sostegni adeguati
ai propri personali bisogni sia in ambito medico-chirurgico
che psico-sociale
promuovere attività di ricerca che, con caratteri
di interdisciplinarietà e attraverso il confronto
di esperienze nazionali e internazionali, permetta di
approfondire le conoscenze sulla tematica dell'Identità
intesa come nucleo fondante del benessere personale.
Il SAIFIP offre un servizio interdisciplinare che pone
attenzione agli aspetti psicologici, medico-chirurgici
e socio-legali implicati nel processo di adeguamento
tra identità fisica e identità psichica.
Il SAIFIP cura il collegamento con le diverse strutture
sanitarie del territorio sia urbano che nazionale per
costituire servizi in rete per le prestazioni non effettuate
all'interno dell'Ospedale. Tra le attività dell'èquipe
è compresa quella di formazione e di supervisione
per gli operatori del settore che ne facciano richiesta.
Il
Servizio promuove incontri scientifici, professionali
e culturali sia a livello nazionale che internazionale
(i.e. Convegno nazionale sul GID - Ospedale S.Camillo
1995, incarico per il prossimo convegno internazionale
della Harry Benjamin International Gender Dysphoria
Association Inc.-HBIGDA). E' inoltre promotore dell'Osservatorio
Nazionale sull'Identità di Genere.
MODALITA'
DI ACCESSO ALLE PRESTAZIONI
Il primo incontro avviene, nei giorni di Martedì
e Giovedì, con il Prof. Aldo Felici coordinatore
del SAIFIP e primario della Divisione di Chirurgia plastica
e ricostruttiva o con un medico della Divisione da lui
delegato. La prenotazione può essere effettuata
telefonando al numero 58704731 dal Lunedì al
Venerdì dalle 9,30 alle ore 13,00, Sig.ra Giuliana
Spoletini.
Il
percorso prosegue con i seguenti incontri:
Indagine
genetica (mappa cromosomica): presso Azienda Ospedaliera
S.Camillo- Forlanini - Istituto di Genetica, Università
"La Sapienza" - Direttore Prof. G. Del Porto
- tel. 006/ 55848665 - 5581853, rivolgersi alla Dott.ssa
Grammatico.
Consulenza
endocrinologica: Ospedale S. Camillo - Padiglione Bassi
10 piano - Ambulatorio di Endocrinologia - Dott. P.
Bucciarelli - tel. 06/ 58704937.
Indagine
psichiatrica che attesti l'assenza, o l'eventuale presenza,
di patologie psichiatriche. Può essere effettuato
presso la ASL di appartenenza, su richiesta di visita
specialistica da parte del medico di base.
Le
certificazioni di tutte le indagini effettuate devono
essere consegnate in fotocopia alla Segreteria del Prof.
Felici, Sig.ra Giuliana Spoletini. Qualora necessari,
saranno richiesti ulteriori accertamenti.
Iter
psicologico Pur non specificato dalla legge 164/82,
l'iter psicologico è ritenuto essenziale dalle
strutture nazionali che hanno approvato e recepito gli
Standard italiani sui percorsi di adeguamento nell'
Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere
e dalle organizzazioni internazionali ( i.e. The Harry
Benjamin International Gender Dysphoria Association
Inc.-HBIGDA) cui il Servizio aderisce.
Il
primo colloquio con lo psicologo si effettua dopo l'
incontro con il Primario della Divisione di Chirurgia
plastica e ricostruttiva ed, in genere, dopo gli accertamenti
richiesti. Seguono due incontri per la somministrazione
di test, per raccogliere la storia della persona e per
delinearne il profilo psicologico. Nel quarto incontro
viene consegnata l'elaborazione dei dati raccolti e
concordato un percorso individualizzato che corrisponda
alle effettive esigenze della specifica persona.
Gli
incontri si prenotano telefonando al numero 06 / 5870
- 4731, Sig.ra Alba Testa, il Mercoledì dalle
ore 14,30 alle 16,30.
L'iter
prevede inoltre:
Psicoterapia:
un incontro settimanale per due anni prima della procedura
chirurgica di asportazione degli organi riproduttivi
e un anno dopo questo intervento.
Obiettivi:
analisi
della realtà intrapsichica, familiare e socio-ambientale;
elaborazione del conflitto di identità e dei
conflitti cognitivi ed emozionali che si presentano
durante il percorso di adeguamento;
sviluppo del potenziale individuale ed assunzione di
responsabilità delle proprie scelte;
sostegno all'integrazione delle modificazioni ormonali
e somatiche;
sostegno all'inserimento in nuove realtà sia
relazionali che sociali.
Counselling individuale: un incontro ogni 3 mesi o a
richiesta della persona.
Obiettivi:
ricevere
informazioni e chiarimenti sul percorso;
aggiornare gli operatori del SAIFIP sull'andamento del
percorso ( per persone che seguono terapie esterne al
Servizio);
sostenere la persona nell'affrontare momenti di crisi
e/o problematiche specifiche legate alla famiglia, al
lavoro o all'iter burocratico-legislativo;
sostenere il / la partner e la famiglia nell'affrontare
specifici problemi e/o momenti di crisi;
sostenere l'emotività legata all'esperienza del
ricovero ospedaliero.
Counselling in gruppo ( un incontro settimanale in gruppi
di 8 -12 persone).
Obiettivi:
agevolare
una corretta informazione;
rendere possibile il confronto di esperienze comuni
e favorire la socializzazione;
agevolare l'espressione emotiva e l'accettazione di
sé e dell'altro nel rispetto delle differenze
individuali.
SPORTELLO
INFORMATIVO
Il Lunedì dalle ore 9,30 alle 11,30 e il Mercoledì
dalle ore 14,00 alle ore 16.00 è attivo uno sportello
per le informazioni nella sede del Servizio.
Lo
sportello costituisce non solo uno strumento per diffondere
informazioni complete e corrette, ma anche un polo di
raccolta delle informazioni provenienti dagli stessi
utenti in modo da organizzare un servizio sempre più
rispondente alle esigenze delle persone che si rivolgono
ad esso.
COSTI
Il Servizio, in quanto pubblico, prevede le sole spese
dei ticket richiesti per tutte le prestazioni di ambulatorio.
IL
CONSENSO INFORMATO
L'ingresso nel percorso di adeguamento medico-chirurgico
e socio-legale prevedeche la persona venga informata,
in fase preliminare, sulle procedure, i trattamenti
e i risultati possibili nonché sui rischi che
le terapie comportano e la irreversibilità di
alcune di esse. Il termine "consenso informato"
indica l'atto conclusivo di un processo in cui gli incontri
tra i diversi operatori e la persona devono essere caratterizzati
da uno scambio reciproco di informazioni realmente condivise
e mirate alla stesura di un progetto individuale che
impegni entrambe le parti in un percorso volto all'acquisizione
di un maggiore benessere ed al miglioramento della qualità
di vita dell'utente. Solo così la persona raggiunge
la consapevolezza necessaria ad esprimere per iscritto
un consenso realmente informato essenziale nel momento
in cui intraprende il percorso di adeguamento concordato.
INFORMAZIONI
RELATIVE AD ALCUNE PROCEDURE -
LA TERAPIA ORMONALE
Obiettivi:
involuzione
di funzioni e strutture relative alle caratteristiche
fisiche del sesso biologico di appartenenza;
evoluzione di funzioni e strutture coerenti con l'identità
psichica.
Modalità
Nell'adeguamento
Femmina-Maschio (FtM) entrambi i risultati possono essere
ottenuti con l'uso del solo ormone mascolinizzante (testosterone),
mentre nell'adeguamento Maschio-Femmina (MtF) è
quasi sempre necessario unire agli estrogeni femminilizzanti
almeno un farmaco antiandroginico. Il tempo necessario
per ottenere delle modifiche somatiche nonché
la loro entità variano da individuo a individuo
in relazione a:
specifiche
caratteristiche fisiche, strutturali e funzionali del
soggetto;
durata del trattamento;
tipo di farmaci somministrati.
Effetti Collaterali
Diversi
sono gli effetti collaterali nel percorso di adeguamento
MtF e FtM (vedi paragrafi seguenti). In entrambi i casi
le variabili che intervengono sono:
contesto
psicosomatico individuale
durata del trattamento e dosi assunte
tipo di farmaci somministrati
Alcuni effetti collaterali sono di scarsa rilevanza
mentre altri possono essere gravi e mettere in pericolo
la vita stessa della persona. E' indispensabile praticare
una terapia ormonale personalizzata che, cercando di
soddisfare le esigenze, non procuri danni alla salute.
L'autoprescrizione non è utile in alcun caso
in quanto non può tener conto delle caratteristiche
biologiche individuali e quindi della possibilità
di raggiungere il miglior risultato con il minimo aggravio
psicofisiologico possibile. Al contrario può
dare conseguenze dannose, anche gravissime.
A) FtM - Effetti e limiti del testosterone
PELI
Il testosterone fa aumentare in estensione e qualità
(ispessimento) tutti i peli sulla superficie corporea
e determina la comparsa della barba. Il tempo che intercorre
tra l'inizio del trattamento e la comparsa di questi
effetti varia non solo in relazione alle variabili generali,
ma è largamente influenzata dalle caratteristiche
dei bulbi piliferi già geneticamente presenti.
Se
si interrompe il trattamento tali effetti possono attenuarsi
ma non scomparire del tutto.
VOCE
La somministrazione del testosterone determina un ispessimento
delle corde vocali e quindi una tonalità più
bassa della voce, con effetto permanente.
STRUTTURA
OSSEA
Il testosterone non influenza la struttura ossa. In
particolare, mani, piedi, torace e altezza non variano.
MAMMELLE
Il testosterone non ha un'influenza diretta sulla ghiandola
mammaria ma si ha in molti casi una riduzione del volume
complessivo della mammella.
GENITALI
I primi cambiamenti visibili dovuti al testosterone
sono la scomparsa del ciclo mestruale e l' aumento di
volume (ipertrofia) del clitoride. La rapidità
di questi cambiamenti dipende dalle caratteristiche
individuali e dal tipo di farmaci adottato.
CORPO
La somministrazione del testosterone produce una diminuzione
e una ridistribuzione del grasso di tipo maschile (diminuzione
dell'accumulo di adipe su mammelle, fianchi, cosce e
natiche). Tale ormone induce inoltre uno sviluppo del
tessuto muscolare di tipo maschile (irrobustimento della
muscolatura) e di conseguenza un aumento di peso. Data
la forte sensibilità alle variazioni di peso,
è importante, nel periodo di somministrazione
più intensa, fare attenzione alla dieta e praticare
attività fisica.
PELLE
La pelle diventa seborroica, acneica proprio per l'azione
degli androgeni che stimolano l'azione delle ghiandole
sebacee. Quindi pelle e capelli diventano più
grassi e questo effetto collaterale può ritenersi
costante.
EMOZIONI
E ATTIVITÀ SESSUALE
Il testosterone influenza anche le funzioni cognitive
ed emotive della persona. Può aumentare sia la
carica sessuale che l'aggressività. Tali effetti
possono essere presenti nel primo periodo del trattamento
in modo contenuto, in ogni caso è necessario
richiedere al proprio endocrinologo un costante adattamento
del dosaggio degli ormoni assunti.
EFFETTI
COLLATERALI
L'aumento di peso e la comparsa dell'acne. Può
esservi un aumento della colesterolemia e quindi, come
conseguenza, una patologia coronarica. Quest'ultima
eventualità è riportata in letteratura
come molto rara.
B) MtF - Effetti e limiti degli estrogeni e
degli antiandrogeni
PELI
Gli estrogeni e gli antiandrogeni determinano un rallentamento
della crescita dei peli e della barba e un ammorbidimento
degli stessi. Tuttavia nè l'uno nè l'altro
sono completamente eliminati. Il solo trattamento permanente
per la rimozione della barba e dei peli del corpo è
quello dell'elettrocoagulazione.
VOCE
Il trattamento non determina cambiamenti significativi
nella voce.
STRUTTURA
OSSEA
Gli estrogeni e gli antiandrogeni non influenzano la
struttura ossea per cui, in particolare, mani, piedi,
torace e altezza non variano.
MAMMELLE
Il trattamento conduce ad uno sviluppo molto lento e
altamente individualizzato delle mammelle. Si incontrano
infatti risposte significative e veloci al trattamento
e risposte molto lente o assenza di risposte. E' consigliabile
effettuare annualmente ecografie mammarie di controllo
soprattutto se vengono effettuati interventi di mastoplastica
additiva con protesi.
GENITALI
La somministrazione degli estrogeni e degli antiandrogeni
conducono ad una diminuzione della frequenza dell'erezione
e della sua durata. Si può verificare un ammorbidimento
del tessuto scrotale e penieno.
CORPO
Il trattamento produce un aumento e una ridistribuzione
del grasso soprattutto su cosce, natiche e mammelle.
Il tessuto muscolare si può ammorbidire e di
solito si verifica un aumento di peso.
EMOZIONI
E ATTIVITÀ SESSUALE
Gli estrogeni e gli antiandrogeni influenzano anche
le funzioni cognitive e emotive della persona. Si può
verificare una diminuzione della carica sessuale e può
aumentare l'aggressività. Tali effetti possono
essere presenti nel primo periodo del trattamento in
modo contenuto, in ogni caso è necessario richiedere
al proprio endocrinologo un costante adattamento del
dosaggio degli ormoni assunti.
EFFETTI
COLLATERALI
Rischio significativo collegato a questa somministrazione
è la possibilità della tromboembolia polmonare
soprattutto per le persone che hanno superato i 40 anni.
Il fumo può aumentare questo rischio. Altro effetto
collaterale è la sindrome depressiva legata sia
all'assunzione di estrogeni che di antiandrogeni. Questi
possono inoltre determinare un aumento della prolattina
e favorire l'insorgenza di un adenoma ipofisario.
LO
PSICOLOGO E L'ÉQUIPE INTERDISCIPLINARE
Lo psicologo svolge nell'équipe una triplice
funzione:
Raccogliere
la storia dello sviluppo psicologico della persona che
chiede di iniziare l'iter di adeguamento, con una particolare
attenzione allo sviluppo dell'identità di genere
al fine di avere una visione globale che permetta agli
operatori di seguire la persona in tutto il suo percorso.
Per questa funzione sono previsti quattro incontri.
Il primo è un colloquio clinico volto a introdurre
il percorso psicodiagnostico e terapeutico e ad agevolare
l'inserimento nel Servizio. I due colloqui seguenti
sono dedicati alla somministrazione della cartella clinica,
dell'indagine sulle motivazioni e aspettative e dei
test psicologici con raccolta di dati che integrano
le cartelle di anamnesi medica e psicologica. L'ultimo
colloquio è orientato a delineare il percorso
individuale della persona, sulla base delle sue esigenze,
delle informazioni raccolte e di quanto evidenziato
dalla elaborazione dei test. All'utente verrà
consegnata una relazione utile anche a fini legali.
Essere
di sostegno in qualsiasi momento del percorso di adeguamento
come consulente psicologico cui la persona può
far riferimento per affrontare aspetti specifici del
percorso: relazione con i familiari o con datori di
lavoro, problematiche che emergano durante la terapia
ormonale, preparazione al ricovero etc... In ogni momento
la persona può far riferimento allo psicologo
del Servizio che in particolare può offrire sostegno
durante il ricovero, solitamente momento di forte tensione
emotiva.
Essere
di supporto ai membri dell'équipe interdisciplinare
e a tutto il personale del reparto con interventi formali
(seminari, supervisioni, corsi di formazione) o informali.
Lo psicologo aiuta il personale ad acquisire ed integrare
nuove e specifiche competenze e ad affrontare aspetti
professionali e relazionali non sempre di facile gestione.
Secondo
gli Standard sui percorsi di adeguamento approvati dai
differenti centri italiani in cui è possibile
attuare l'iter ed in adesione agli standard internazionali
adottati dalla Harry Benjamin International Gender Dysphoria
Association Inc.- HBIGDA, è previsto anche un
percorso psicoterapeutico ritenuto indispensabile per
sostenere, elaborare e integrare le modificazioni ormonali
e somatiche, nonché le esperienze relazionali
e sociali della persona e per favorire lo sviluppo delle
sue potenzialità. Soltanto all'interno di questo
percorso può essere deciso l'inizio della terapia
ormonale e il momento e la durata dell'esperienza di
vita nel ruolo adeguato al genere prescelto, momento
essenziale per la verifica delle proprie motivazioni
ed aspettative prima di dar luogo a procedure irreversibili.
INTERVENTI
CHIRURGICI: EFFICACIA E LIMITI
Gli interventi chirurgici, in quanto prevedono l'asportazione
degli organi della riproduzione, parti essenziali dell'essere
umano, possono essere effettuati solo se autorizzati
dal Tribunale con sentenza.
L'iter
legale, volto a valutare quanto gli interventi per la
"riattribuzione chirurgica di sesso" possano
contribuire a migliorare le condizioni di vita della
persona, si intraprende con domanda al Tribunale della
propria città di residenza.
Questa
valutazione è fondamentale in quanto la chirurgia
interviene in maniera radicale e irreversibile sugli
organi genitali, interni ed esterni, e sulle mammelle
sia nell'iter di adeguamento MtF che FtM. Attualmente
comunque, il mancato coordinamento tra le diverse strutture
può comportare il ripetersi, poco utile e psicologicamente
molto gravoso, dei percorsi di verifica.
ITER
CHIRURGICO MASCHIO-FEMMINA (MtF)
Mammoplastica additiva
L'intervento di mammoplastica additiva può essere
effettuato per integrare l'azione della terapia ormonale
oppure quando questa non ha effetto o non viene attuata.
In genere tale intervento viene richiesto in quanto
la terapia ormonale, pur influenzando il volume mammario,
non permette di ottenere un aumento soddisfacente.
La
mammoplastica additiva è un intervento che prevede
l'introduzione di una protesi (in genere un involucro
che contiene un gel di silicone) attraverso un'incisione
effettuata nella piega sottomammaria o nella zona periareolare
o nella zona ascellare; nei punti cioè dove si
nota meno la cicatrice che è di solito di 3 o
4 centimetri.
Attraverso
questa incisione, la protesi viene introdotta dietro
la ghiandola mammaria o alcune volte, se necessario,
dietro il muscolo pettorale.
Si
tratta di un intervento abbastanza semplice che richiede
1 o 2 giorni di ricovero e che viene effettuato in anestesia
generale. Non è doloroso e non richiede particolari
attenzioni tranne quello di portare il reggiseno per
un periodo di almeno quattro settimane. I punti vengono
rimossi dopo sette o otto giorni dall'intervento.
Il
volume delle mammelle varia in quanto la protesi utilizzata
può essere più o meno grande a seconda
dei desideri e della condizione fisica dell'interessata.
In genere è opportuno realizzare un seno che
sia proporzionato alla struttura fisica della persona.
Il
risultato estetico di tale intervento è in genere
ottimo e l'unica evidenza consiste in una piccola cicatrice
nella sede della incisione necessaria per introdurre
la protesi.
Complicanze
L'inconveniente più frequente consiste nella
formazione, intorno alla protesi, di una capsula fibrosa.
Questa deriva dalla modalità con cui i tessuti
reagiscono al corpo estraneo e formano intorno ad esso
una cicatrice interna, cicatrice che può dare
un aspetto innaturale in quanto determina una massa
di consistenza aumentata. Alcune volte questa capsula
è così consistente da produrre fastidi
fisici. In questi casi è necessario un reintervento
che prevede una incisione sulla precedente cicatrice,
l'asportazione della protesi, l'eliminazione della capsula
cicatriziale che la circonda, il reinserimento di una
nuova protesi. Questo inconveniente si verifica, in
genere, dopo qualche mese dall'intervento ma, alcune
volte, può manifestarsi anche a distanza di tempo.
Altri
inconvenienti, anche se rari, sono : infezione, ematoma,
dislocazione della protesi che determina un aspetto
asimmetrico del seno. In tutti questi casi sono necessari
interventi secondari di correzione o per svuotare l'ematoma
o, in caso di infezione, per estrarre la protesi e poterla
poi reintrodurre quando il processo infiammatorio è
completamente guarito.
Vaginoplastica
L'intervento di vaginoplastica consta di due fasi :
a) fase demolitiva che prevede l'asportazione degli
organi genitali originari (castrazione): testicoli,
epididimo e funicolo, corpi cavernosi, uretra peniena,
e b) fase ricostruttiva in cui la pelle del pene viene
introflessa a "dito di guanto" per foderare
una neo-cavità ricavata tra retto e vescica.
Una porzione del glande viene conservata per ricostruire
un clitoride che conserva sensibilità erogena
specifica e permette nel 70-80 % dei casi di avere una
buona sensibilità erotica durante i rapporti
sessuali. Per questo scopo la piccola parte del glande
viene isolata mantenendo il collegamento con i nervi,
le arterie e le vene che assicurano sensibilità
e nutrimento. Si effettua anche l'asportazione della
parte distale dell'uretra e del corpo spungioso che
l'avvolge perchè non crei disturbo durante i
rapporti sessuali. Per ultimo si modella la vulva, le
grandi e piccole labbra e il monte di venere per ottenere
una forma più simile possibile all'organo femminile.
Questo modellamento della parte esterna è possibile
in questa prima fase solo parzialmente per non compromettere
la vitalità dei lembi. Seguono in genere altri
brevi interventi di modellamento che spesso vengono
effettuati in un secondo tempo in ambulatorio in anestesia
locale. L' intervento di vaginoplastica dura solitamente
quattro/cinque ore e richiede una degenza media di dieci,
quindici giorni.
Alla
fine dell'intervento viene introdotto un conformatore
vaginale elastico a forma di palloncino che deve essere
tenuto in sede con molta attenzione quasi continuamente
per i primi 15 giorni e, poi per circa sei mesi, per
mezz'ora, due o tre volte al giorno. L'uso può
variare caso per caso, ma è indispensabile per
evitare la tendenza naturale dei tessuti a ridurre il
diametro e la profondità della neo-cavità.
I rapporti sessuali possono essere ripresi mediamente
dopo due mesi. In genere sono soddisfacenti, se non
si sono verificate complicanze rilevanti, e nel 70-80%
dei casi permettono il raggiungimento dell'orgasmo.
Complicanze
Anche se raramente possono verificarsi complicanze anche
gravi. L'intervento richiede molta cautela in quanto
coinvolge un distretto corporeo in cui sono presenti
organi particolarmente vulnerabili quali il retto e
la vescica. Lesioni su questi organi possono produrre
fistole, comunicazioni cioè tra il retto e la
neovagina, tra la vescica e la neovagina con conseguente
perdita di urina o di feci attraverso la neovagina stessa
e una serie di problemi conseguenti, anche gravi. La
correzione di queste complicanze richiede un intervento
riparatore delicato e impegnativo. E' ovvia la problematica
psicologica indotta da tali complicanze.
Complicanze
meno gravi e poco frequenti sono l'ematoma, il sieroma,
l'infezione, la suppurazione, e si risolvono in genere
spontaneamente con opportune medicazioni.
A
volte una parte della cute con cui è rivestita
la cavità vaginale può andare in necrosi.
Questa può determinare un restringimento della
vagina in quanto la pelle non vitale forma una cicatrice
che tende a ritrarsi. In tal caso può essere
necessario un intervento successivo di rimodellamento
e ampliamento della neovagina.
ITER
CHIRURGICO FEMMINA-MASCHIO (FtM)
Adenectomia sottocutanea
Una riduzione del volume mammario si verifica come effetto
della terapia ormonale.
Questa,
tuttavia, nella quasi totalità dei casi, non
è sufficiente a realizzare un aspetto maschile.
Si ricorre allora all'asportazione chirurgica della
ghiandola mammaria e della cute eccedente, alla riduzione
dell'areola e del volume del capezzolo. Le tecniche
chirurgiche che possono essere impiegate sono varie.
Presso il SAIFIP generalmente viene effettuata l'incisione
periareolare che permette sia di ridurre il diametro
dell'areola sia di accedere all'interno della mammella
per asportare completamente la ghiandola e ridurre in
parte anche la pelle circostante. Residua così
una sola cicatrice intorno all'areola. Si determina
così un "arricciamento" della pelle
eccedente intorno alla cicatrice periareolare che, in
genere, tende spontaneamente, nel giro di tre o quattro
mesi, a ritirarsi. Talora può essere tuttavia
necessario un altro intervento per migliorare l'aspetto
estetico dell'areola. Questa tecnica ha il vantaggio
di non lasciare altre cicatrici all'infuori di quella
periareolare. Altri metodi consentono anche di asportare
inizialmente maggiori quantità di pelle, ma lasciano
cicatrici molto evidenti, tipiche delle mammoplastiche
riduttive. Per questo motivo presso il Servizio si ritiene
più conveniente effettuare anche più interventi
pur di ottenere alla fine un buon risultato con la sola
cicatrice periareolare. Il primo intervento richiede
due o tre giorni di ricovero e non è doloroso.
Il secondo è in genere effettuato in anestesia
locale e in regime ambulatoriale.
Complicanze
Non sono frequenti. Possono tuttavia verificarsi: ematomi,
sieromi, infezioni e talvolta si può determinare
una sofferenza vascolare che mette in pericolo la vitalità
della areola e una parte di questa può andare
in necrosi. In questi casi è necessaria una ricostruzione
secondaria e un rimodellamento dei tessuti areolari.
Istero
- annessectomia
Con un unico intervento chirurgico si asportano utero
e ovaie. La vagina, in genere, non viene rimossa perchè
la sua asportazione complica e prolunga la durata dell'intevento
e comporta sempre una grossa perdita di sangue con conseguenti
necessarie emotrasfusioni. D'altra parte la vagina tende
a ridursi spontaneamente e, se richiesto, può
essere asportata successivamente.
Complicanze
Non sono frequenti le infezioni, gli ematomi, le suppurazioni;
solo raramente si verificano gravi complicazioni, in
genere all'apparato urinario, a carico di vescica o
uretra.
Falloplastica
E' questo un intervento opzionale che non tutte le persone
con D.I.G vogliono effettuare. E' necessario programmare
chiaramente con la persona quali obiettivi si possono
effettivamente realizzare. Differenti metodi chirurgici
permettono di perseguire differenti obiettivi ma comportano
anche conseguenze e rischi differenti e non sempre ben
valutabili a priori. Non è possibile in questa
sede entrare nello specifico di queste complesse problematiche.
Sottolineiamo ancora l'importanza di un chiaro confronto
tra la persona e il chirurgo scelto. Obiettivi che si
possono perseguire:
organo
con una struttura cilindrica con forma simile al pene
(autotrapianto e modellamento del fallo);
funzione urinaria che permetta la fuoriuscita dell'urina
all'apice dell'organo costruito (costruzione della neouretra);
funzione sessuale: possibilità di rendere rigido
l'organo costruito con possibilità di rapporti
sessuali con penetrazione (inserimento nel fallo di
una protesi del tipo di quelle che vengono usate per
l'impotenza).
I metodi di costruzione del fallo sono molti. Quello
che viene utilizzato, in genere, nel Servizio, con buoni
risultati sia sul piano estetico che sul piano funzionale,
prevede l'impiego di un lembo tubulato dell'avambraccio
che viene trapiantato nella regione inguinale. Questo
tipo di falloplastica comporta due diversi momenti operatori.
Il primo consiste nella preparazione del lembo dell'avambraccio,
il secondo nel trasferimento del lembo dell'avambraccio
con tutti i vasi che lo nutrono ed il trapianto in regione
soprapubica con un intervento di microchirurgia che
in genere dura molte ore (da 8 a 12) . Le arterie, le
vene e i nervi di tale lembo vengono collegati ai vasi
e ai nervi della regione inguinale per assicurare nutrimento
e una certa sensibilità anche se esclusivamente
di tipo tattile (capacità di sentirsi toccare).
La
specifica sensibilità erogena, presente nel clitoride,
viene mantenuta lasciando questa struttura nella sede
originaria, alla base del neofallo costruito.
Complicanze
L'intervento di falloplastica è particolarmente
complesso e, come tutti gli interventi di microchirurgia,
può comportare la necrosi totale dell'organo
costruito se i vasi collegati si ostruiscono ed il sangue
non raggiunge i tessuti trapiantati. Meno gravi le perdite
parziali per necrosi locali e le comuni complicanze
quali sieromi o ematomi.
La
costruzione della neouretra è un intervento piuttosto
complesso perchè richiede la costruzione "ex-novo"
di un canale di oltre venti centimetri, con tessuti
non abituati a sopportare il passaggio dell'urina (in
genere pelle o mucosa). I problemi che si possono verificare
con maggiore frequenza nella neouretra sono le stenosi
- cioè restringimenti - e le fistole - cioè
comunicazioni con l'esterno da cui l'urina può
uscire in uno o più punti lungo il percorso del
canale costruito. Questa complicanza richiede interventi
secondari, talvolta impegnativi e ripetuti, per correggere
sia le stenosi che le fistole.
L'uso
di protesi può comportare ulteriori problemi
in quanto il tessuto del neopene non è il più
idoneo a sopportare una protesi. Nei casi di impotenza
le protesi vengono introdotte nei corpi cavernosi che
sono strutture molto resistenti e robuste. Nei casi
del D.I.G. il rischio che i tessuti dell'organo costruito
vengano traumatizzati è maggiore soprattutto
durante i rapporti sessuali che comportano un traumatismo
continuo e ripetuto. Qualche volta i tessuti non sopportano
questo trauma per cui la protesi erode il rivestimento
cutaneo e "si espone" infettandosi e rendendo
necessaria la sua rimozione.
Scrotoplastica
E' un intervento relativamente semplice che si realizza
con l'introduzione di due protesi testicolari di forma,
dimensioni e consistenza simili a quelle di un testicolo,
in genere all'interno di cavità ricavate dentro
i tessuti delle grandi labbra.
Complicanze
Si possono verificare infezioni e creare ematomi. In
tali casi, ove necessario, si asportano le protesi che,
in un secondo tempo, possono essere reintrodotte.
PERIZIA,
DEL C.T.U. E DEL C.T.P.
Quando la persona presenta al Tribunale di residenza
domanda di rettificazione di attribuzione di sesso,
secondo la legge 164/82, il giudice istruttore può
disporre una "consulenza intesa ad accertare le
condizioni psico-sessuali dell'interessato" (art.2,
comma 40).
Egli
può quindi nominare un consulente tecnico d'ufficio
(C.T.U.) che, nel periodo di tempo stabilito al momento
in cui il Tribunale gli affida l'incarico, effettua
alcuni incontri con la persona che ha richiesto la rettificazione
e svolge una serie di indagini per rispondere ad uno
o più quesiti posti dal giudice. Al termine del
lavoro, prepara una relazione (generalmente scritta)
in cui riporta i risultati delle attività svolte
e risponde ai quesiti posti dal giudice.
Chi
ha richiesto la rettificazione, entro il termine stabilito
dal giudice istruttore al momento della nomina del C.T.U.,
può a sua volta scegliere un proprio consulente
tecnico di parte (C.T.P.), che dopo aver ottenuto il
permesso dal giudice, può assistere alle operazioni
peritali, partecipare alle udienze ed essere ammesso
alla camera di consiglio con funzione di sostegno delle
esigenze del richiedente.
GLOSSARIO
IDENTITÀ
DI GENERE
Il termine "identità" viene utilizzato
per indicare quel vissuto per cui la persona sente di
esistere nel tempo continuando ad essere se stesso malgrado
i cambiamenti che avvengono durante l'intero arco di
vita.
Dal punto di vista psicofisiologico si definisce l'identità
come "quel processo dinamico di corrispondenza
tra esperienza corporea, percezione di sè e rappresentazione
del corpo presente a livello cerebrale" (AA.VV.
a cura di V.Ruggieri, A.R.Ravenna 1998).
L' "identità di genere" è una
delle componenti fondamentali del processo di costruzione
dell'identità. Il termine, coniato da Money e
Ehrhardt (1972), si riferisce al vissuto di appartenenza
ad un genere o all'altro, maschile o femminile, o in
modo ambivalente ad entrambi. Tale appartenenza può
esprimersi quindi con vissuti e comportamenti corrispondenti
o non corrispondenti al sesso biologico. Il soggetto
può vivere la non corrispondenza in modo ambiguo,
ambivalente o lineare al punto da non riconoscersi appartenente
al proprio sesso biologico e/o riconoscersi e desiderare
di appartenere al sesso opposto.
RUOLO
DI GENERE
Modalità con cui, attraverso i comportamenti
verbali o non verbali, si esprime a sè stessi
e agli altri il genere, maschile o femminile, cui si
sente di appartenere.
ETEROSESSUALITÀ
Complesso delle caratteristiche e dei fenomeni relativi
alla scelta di vivere relazioni affettive, di intimità
e sessuali con partner dell'altro sesso biologico.
OMOSESSUALITÀ
Complesso delle caratteristiche e dei fenomeni relativi
alla scelta di vivere relazioni affettive, di intimità
e sessuali con partner del proprio sesso biologico.
La persona omosessuale vive in modo soddisfacente la
propria appartenenza al genere maschile o femminile
e, anche nei casi in cui sono presenti modalità
espressive che comunemente vengono attribuite al sesso
opposto, l'individuo non ha nessuna intenzione di intervenire
per modificare i propri caratteri ed attributi sessuali.
Su invito dell'O.M.S.-Organizzazione Mondiale della
Sanità, nel 1974 i membri dell'APA- American
Psychiatric Association hanno deciso di eliminare l'omosessualità
dall'elenco dei disordini mentali per cui tale termine
è stato cancellato a partire dalla terza edizione
del Manuale Diagnostico e Statistico dei disordini Mentali
(DSM III 1980).
BISESSUALITÀ
Complesso delle caratteristiche e dei fenomeni relativi
alla scelta di vivere relazioni affettive, di intimità
e sessuali sia con partner del proprio sesso biologico
che dell'altro sesso biologico.
La bisessualità non coinvolge l'identità
di genere; la persona vive in modo soddisfacente la
propria appartenenza al genere maschile o femminile
e non ha alcuna intenzione di intervenire per modificare
i propri caratteri e attributi sessuali.
TRAVESTITISMO
O TRANSVESTISMO
Uso di abbigliamenti femminili, per gli uomini, o abbigliamenti
maschili, per le donne, a scopo di eccitazione sessuale.
La persona non rifiuta l' identità maschile o
femminile; l'abbigliamento è eccitante proprio
perché del sesso opposto mentre la persona è
consapevole di essere uomo o donna e non vuole rinunciare
ad esserlo.
TRANSGENDERISMO
Realtà di quelle persone che pur vivendo un'identità
di genere opposta al proprio sesso biologico, non desiderano
cambiare il proprio corpo. Si tratta di persone che
vogliono e chiedono di poter esprimere nei comportamenti
e nelle relazioni interpersonali il loro sentirsi uomo
o donna al di la` della propria struttura anatomica
e senza dover essere costretti ad omologazioni di alcun
tipo.
TRANSESSUALISMO
Termine entrato nell'uso corrente per indicare la condizione
esistenziale caratterizzata da un radicato vissuto di
genere (vedi voce 1) incongruente con la struttura corporea
ed il sesso biologico. Nella maggior parte delle persone
transessuali si riscontra il desiderio profondo ed attuale
di cambiare alcune caratteristiche corporee e i dati
anagrafici adeguandoli al genere a cui sente di appartenere
(vedi anche voce 9).
DISTURBO
DELL'IDENTITÀ DI GENERE
Il termine transessualismo continua ad essere utilizzato
nel linguaggio comune mentre nel Manuale Diagnostico
e Statistico dei Disordini mentali, DSM IV (1994), questo
termine non e` più presente. La condizione transessuale
è compresa nella classe "Disturbi della
Sessualità e dell`Identità di Genere"
e definita come 'Disturbo dell'Identità di Genere'
(DIG) . L'elemento che accomuna entrambe le dizioni,
Transessualismo e D.I.G., e che consente di accogliere
la parola disturbo, pur mantenendosi estranei all'ottica
psichiatrica, (vedi nota pag.1), è il malessere
attuale e il desiderio della persona protratto nel tempo
di intervenire per adeguare alcuni caratteri sessuali
e dati anagrafici al proprio vissuto di genere (vedi
voce 1)
ITER
DI ADEGUAMENTO
Percorsi che l'utente concorda con gli operatori del
SAIFIP per trovare una risposta adeguata alle proprie
problematiche di genere. Le linee guida dei percorsi
sono riassunte negli Standard approvati dall'Osservatorio
Nazionale sull'Identità di Genere (vedi voce
14 e allegato 1).
ADEGUAMENTO
DEI CARATTERI SESSUALI
"Il Tribunale, quando risulta necessario un adeguamento
dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento
medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza.",
art.3 della legge n.164 del 1982.
L'adeguamento chirurgico dei caratteri sessuali deve
essere autorizzato con sentenza in quanto comporta l'asportazione
degli organi della riproduzione che, in assenza di patologie
organiche che la giustifichino, è vietata nell'ordinamento
giuridico italiano perchè lesiva dell'integrità
della persona.
L'adeguamento dei caratteri sessuali può avvenire,
in parte, anche mediante la terapia endocrinologica
(somministrazione di ormoni) per la quale, come ribadito
dal Tribunale ordinario di Torino (sentenza n.6673 -
06/ 10 / 1997), non è necessaria l'autorizzazione.
La terapia ormonale deve avvenire comunque secondo le
procedure previste dagli standard dell'Osservatorio
Nazionale sull'Identità di Genere (vedi voce
14 e allegato 1).
RIATTRIBUZIONE
CHIRURGICA DI SESSO (RCS)
Questa dizione, traduzione dell'espressione inglese
"Sex Reassignment Surgery-SRS", è costantemente
utilizzatanella letteratura internazionale, ma non dal
nostro legislatore. Con riferimento all'iter effettuato
in Italia è più corretto parlare di adeguamento
dei caratteri sessuali (vedi voce precedente).
RIATTRIBUZIONE
ANAGRAFICA
Con questi termini si fa riferimento a quanto nella
legge n.164/1982 viene definito come "rettificazione
di attribuzione di sesso" che avviene con la modifica
dei dati personali, nome proprio e sesso attribuito
alla nascita, nei registri dell'anagrafe a cui si è
iscritti. L'ufficiale di stato civile effettua la rettifica
su ordinanza del Tribunale dopo che quest'ultimo ha
accertato l'avvenuto adeguamento medico- chirurgico
dei caratteri sessuali.
La variazione risulta solo nell'atto di nascita integrale.
Tutti gli altri certificati, usualmente richiesti per
concorsi, passaporto etc..., riportano esclusivamente
i nuovi dati personali.
OSSERVATORIO
NAZIONALE SULL'IDENTITÀ DI GENERE
L'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere
è un'organizzazione nata su iniziativa del SAIPIF
per promuovere il confronto e la collaborazione tra
strutture, professionisti, organizzazioni e movimenti
pubblici e privati, interessati e operativi nelle problematiche
del Transessualismo e del Transgenderismo.
Obiettivi
dell'Osservatorio Nazionale:
istituire
un sistema dinamico di raccolta dati che favorisca una
conoscenza articolata della realtà sia delle
persone transessuali che dei servizi offerti sul territorio
nazionale;
creare
una rete di servizi pubblici e privati omogenei ed efficaci
su tutto il territorio nazionale;
favorire
il confronto e la collaborazione con tutte le realtà
nazionali ed internazionali interessate ai temi del
transessualismo e del transgenderismo per approfondire
la ricerca scientifica sul tema dell'Identità
di Genere.
THE
HARRY BENJAMIN INTERNATIONAL GENDER DYSPHORIA ASSOCIATION
INC.- HBIGDA
E' un'associazione non profit fondata nel 1977 che riunisce
a livello internazionale operatori e servizi interessati
allo studio e alle applicazioni cliniche relative alle
disforie di genere. L'organizzazione ha redatto nel
1979 i primi Standards of care-the hormonal and surgical
sex reassignment of gender dysphoria persons, la cui
ultima edizione del 1990 è attualmente in revisione.
ALLEGATO
N01
Osservatorio
Nazionale sull'identità di genere
STANDARD SUI PERCORSI DI ADEGUAMENTO NEL DISTURBO DELL'IDENTITA'
DI GENERE (DIG)
PREMESSE
Il
transgenderismo e la transessualità sono situazioni
esistenziali per le quali le persone non si riconoscono
nel proprio sesso biologico e vivono o desiderano vivere
in conformità con la propria identità
di genere.
La
ricchezza di una cultura si fonda sulle differenze individuali
e sul principio di non discriminazione; il benessere
della comunità non può quindi, prescindere
dal diritto della persona di vivere in relazione con
il proprio contesto secondo la propria identità,
né può prescindere dal bisogno di facilitare
un'evoluzione culturale generalizzata e basata sulla
conoscenza e il confronto. Le scelte individuali di
condizioni esistenziali e di modalità di vivere
e di operare trovano il loro nucleo essenziale nel principio
di autodeterminazione e nel rispetto dei diritti e della
libertà altrui.
La
costruzione dell'identità, e dell'identità
di genere nello specifico, è un processo precoce
e legato a complessi intrecci tra fattori biologici
e fattori relazionali che, evolvendosi nel tempo, producono
una molteplicità di differenze individuali collocabili
lungo un continuum connotato ai due estremi da identità
e ruoli considerati maschili e femminili, secondo parametri
che variano da cultura a cultura.
Vivere
coerentemente all'identità di genere cui si sente
di appartenere coinvolge sia la realtà intrapsichica
che quella interpesonale e sociale. I disagi che possono
emergere nel processo psicofisiologico di costruzione
dell'identità richiedono percorsi terapeutici
differenziati, ma basati su criteri di intervento condivisi
che consentano omogeneità di trattamento nei
diversi Servizi specialistici del territorio nazionale,
garantendo il rispetto e il benessere del cittadino
e un terreno comune di confronto e ricerca tra professionisti
che operano nel campo.
Tenuto
conto che le terapie ormonali possono produrre effetti
irreversibili e che i cambiamenti somatici ottenuti
chirurgicamente sono definitivi, è da ritenersi
essenziale e prioritario un percorso psicologico mirato
all'elaborazione e al sostegno delle varie fasi e dei
diversi aspetti dell'iter di adeguamento.
I
Servizi devono basare la loro attività su un
lavoro interdisciplinare di operatori con una competenza
specifica e qualificata in collegamento e secondo procedure
concordate con i servizi territoriali (ASL, Scuole,
..), le agenzie sociali (Sindacati, Movimenti, Associazioni,...)
e altre strutture (Tribunali, Pubblica Amministrazione,
...)
Ogni
relazione tra gli operatori e gli utenti dei servizi
deve essere caratterizzata da una corretta ed esauriente
informazione reciproca, nel pieno rispetto dell'autodeterminazione
della persona e della libertà professionale dell'operatore.
I criteri di seguito riportati devono considerarsi raccomandazioni
minime indispensabili da applicare nelle richieste di
riattribuzione ormonale e/o chirurgica di sesso.
CRITERI
DI INTERVENTO
ANALISI
DELLA DOMANDA E VALUTAZIONE DELL'ELEGGIBILITA'
I
percorsi di adeguamento medico - chirurgico e psico
- sociale, nonché il percorso legale di riattribuzione
di sesso secondo la legge n.164 del 1982, devono iniziare
con una approfondita analisi della domanda del cliente
e con una indagine della personalità e dell'ambiente
socio - familiare, al fine di evidenziare le motivazioni,
le aspettative e il contesto che hanno portato la persona
alla richiesta di riattribuzione di sesso, e verificare
quanto questa possa inscriversi nel quadro di una problematica
di genere.
Ogni
professionista (medico di base, urologo, ginecologo,
endocrinologo, chirurgo, psichiatra, psicologo ...)
deve collegarsi con operatori specializzati o inviare
il cliente a strutture specialistiche, per la valutazione
della transessualità, al fine di concordare e
pianificare con il cliente stesso e con gli altri professionisti
un progetto complessivo, integrato e individualizzato.
Ogni
fase del progetto concordato deve ritenersi parte di
un più ampio percorso psicofisiologico e pertanto
prevedere un rapporto terapeutico costante sia sul piano
medico - chirurgico che psico-sociale.
In
presenza di diagnosi di rilievo o di altre problematiche
psicologiche o comportamentali (ad es. tossicodipendenze)
la cui risoluzione viene ritenuta primaria rispetto
alla richiesta di riattribuzione medico - chirurgica
di sesso, va data precedenza alle procedure terapeutiche
comunemente adottate per tali condizioni. Nei casi in
cui non si riscontrino i criteri di eleggibilità
al percorso di riattribuzione ( DSM IV / ICD 10) le
persone verranno inviate ad altri Sevizi o professionisti
adeguati.
Il
percorso di adeguamento può essere intrapreso
da persone che abbiano raggiunto la maggiore età,
tranne diversa disposizione del Tribunale dei Minori.
ITER
DI ADEGUAMENTO
L'ingresso
nel percorso di riattribuzione medico - chirurgica prevede
in fase preliminare che la persona venga informata circa
tutte le procedure e le terapie, nonché su tutti
i rischi che queste comportano e la irreversibilità
di alcune di esse, al fine di far esprimere all'utente
un consenso informato scritto, inerente il progetto
di riattribuzione concordato. I Centri, i Servizi e
i Professionisti che aderiscono al protocollo, non si
fanno carico di persone che seguono percorsi terapeutici
non concordati con l'équipe.
A
partire dalla richiesta di riattribuzione, il percorso
psicologico, parallelo e integrato con tutto il percorso
di riattribuzione medico - chirurgica, si sviluppa secondo
modalità individuate caso per caso, mira alla
verifica continua dell'assunzione di responsabilità
bei confronti delle proprie scelte ed ha la finalità
di sostenere, elaborare le modificazioni ormonali e
somatiche, nonché le esperienze relazionali e
sociali del cliente. L'iter psicoterapeutico mira più
specificatamente all'elaborazione del conflitto di identità
e dei conflitti cognitivi ed emozionali che si presentano
durante il percorso.
In
considerazione di alcuni effetti irreversibili e delle
implicazioni psicologiche legate all'assunzione di ormoni,
l'inizio della terapia ormonale prevede che il cliente
abbia instaurato e portato avanti, secondo modalità
concordate, una relazione psicoterapeutica di almeno
sei mesi. La somministrazione ormonale deve essere subordinata
alla valutazione degli specialisti, sentito il parere
dello psicologo o psicoterapeuta che ha in carico il
cliente.
"L'esperienza
di vita " nel ruolo adeguato al genere prescelto
è considerata parte fondamentale del percorso
di preparazione alla riattribuzione chirurgica di sesso
(RCS). Nell'ambito della relazione terapeutica e in
accordo con l'équipe, lo psicoterapeuta e il
cliente pianificheranno un tempo congruo, per periodo
e durata, comunque non inferiore a un anno. Il passaggio
alla riattribuzione di sesso avverrà su parere
concorde dei diversi operatori.
Ottenuta
l'autorizzazione del Tribunale, la RCS può effettuarsi
su parere concorde degli operatori che hanno preso in
carico la persona e comunque non prima di due anni dall'inizio
dell'iter. In questo periodo devono essere ottemperate
le indicazioni sulla terapia ormonale e sulla 'esperienza
di vita ' di cui ai punti 3 e 4 .
Variazioni
relative ai criteri e alle procedure d'intervento devono
essere adottate solo in casi specifici, con motivazioni
mediche e/o psicologiche ampiamente documentate.
FOLLOW
- UP
Perché
il benessere della persona possa realizzarsi in modo
compiuto e stabile nel tempo si ritiene necessario effettuare,
oltre ai dovuti controlli legati a specifiche situazioni
personali, tre incontri di follow - up generalizzati
(a 6 mesi, 1 anno, 2 anni dalla RCS). Il follow - up
ha la finalità di verificare l'inserimento sociale
e le condizioni psicofisiologiche connesse con gli adeguamenti
effettuati. Per quanto attiene alla terapia ormonale
deve effettuarsi, in assenza di problemi particolari,
almeno un controllo annuale per l'intero arco di vita.
CONSIDERAZIONI
A
fine di prevenzione, si ritiene oltremodo rilevante
l'istituzione di Servizi di osservazione per i comportamenti
attinenti l'identità di genere in età
evolutiva, nonché la diffusione di una adeguata
formazione - informazione di genitori e insegnanti a
partire dalle scuole materne.
Viste
le implicazioni sociali relative alla condizione di
transessualità, si ritiene improrogabile una
corretta e approfondita formazione - informazione delle
figure professionali e sociali che svolgono funzioni
attinenti questo campo (personale paramedico e della
pubblica amministrazione).
Pur
considerando i percorsi di riattribuzione di sesso una
risposta oggi adeguata al disagio di chi si rivolge
agli operatori della salute per ottenere una congruenza
personalmente soddisfacente tra realtà somatica
e vissuto di identità di genere, si ritiene fondamentale
approfondire la ricerca scientifica sia sulla genesi
dell'identità che sull'eziopatogenesi dei suoi
disturbi, sugli effetti a lungo termine delle terapie
ormonali come sulle possibilità di tecniche chirurgiche
ancor più sofisticate. A questo scopo si ritiene
essenziale il contributo dei risultati a distanza ottenuti
attraverso la raccolta di dati nei follow - up.
ALLEGATO
N02
LEGGE
14 aprile 1982, n.164
Norme in materia di rettificazione di attribuzione di
sesso
La
Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA
la seguente legge:
Art.
1
La rettificazione di cui all`articolo 454 del codice
civile si fa anche forza di sentenza del tribunale passata
in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso
da quello enunciato nell`atto di nascita a seguito di
intervenute modificazione dei suoi caratteri sessuali.
Art.
2
La domanda di rettificazione di attribuzione di sesso
di cui all`articolo 1 è proposta con ricorso
al tribunale del luogo dove ha residenza l`attore.
Il presidente del tribunale designa il giudice istruttore
e fissa con decreto la data per la trattazione del ricorso
e il termine per la notificazione al coniuge e ai figli.
Al giudizio partecipa il pubblico ministero ai sensi
dell`articolo 70 del codice di procedura civile.
Quando e` necessario, il giudice istruttore dispone
con ordinanza l`acquisizione di consulenza intesa ad
accertare le condizioni psico-sessuali dell`interessato.
Con la sentenza che accoglie la domanda di rettificazione
di attribuzione di sesso il tribunale ordina all`ufficiale
di stato civile del comune dove fu compilato l`atto
di nascita di effettuare la rettificazione nel relativo
registro.
Art.
3
Il tribunale, quando risulta necessario un adeguamento
dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento
medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza. In tal
caso il tribunale, accertata la effettuazione del trattamento
autorizzato, dispone la rettificazione in camera di
consiglio.
Art.4
La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso
non ha effetto retroattivo. Esso provoca lo scioglimento
del matrimonio o la cessazione degli effetti civili
conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato
con rito religioso. Si applicano le disposizioni del
codice civile e della legge 10 dicembre 1970, n.898,
e successive modificazioni.
Art.5
Le attestazioni di stato civile riferite a persona della
quale sia stata giudizialmente rettificata l`attribuzione
di sesso sono rilasciate con la sola indicazione del
nuovo sesso e nome.
Art.
6
Nel caso che alla data di entrata in vigore della presente
legge l`attore si sia già sottoposto a trattamento
medico-chirurgico di adeguamento del sesso, il ricorso
di cui al primo comma dell`articolo 2 deve essere proposto
entro il termine di un anno dalla data della suddetta.
Si applica la procedura di cui al secondo comma dell`articolo
3.
Art.
7
L`accoglimento della domanda di rettificazione di attribuzione
di sesso estingue i reati cui abbia eventualmente dato
luogo il trattamento medico-chirurgico di cui all`articolo
precedente.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà
inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei
decreti della Repubblica italiana. E` fatto obbligo
a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare
come legge dello Stato.
Data
a Ventimiglia, addì 14 aprile 1982
PERTINI SPADOLINI - DARIDA - ROGNONI
Visto , il Guardasigilli: DARIDA
ALLEGATO N03
LEGGE
REGIONE LAZIO 24 maggio 1990, n.59
Norme di attuazione della legge 14 aprile 1982, n.164,
concernente:
Norme in materia di rettificazione di attribuzione di
sesso.
IL
CONSIGLIO REGIONALE
HA APPROVATO
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PROMULGA
la seguente legge:
Art. 1
Attività di consulenza
L`attività di consulenza di cui all`articolo
2 della legge 14 aprile 1982, n.164, gli accertamenti
di cui all`articolo 3 della medesima legge, l`assistenza
psicologica eventualmente richiesta dagli interessati
ed un parere sugli interventi necessari ai fini del
trattamento medico-chirurgico, sono a carico del servizio
sanitario e vengono garantiti dai consultori familiari
pubblici e dai consultori privati convenzionati con
il servizio sanitario nazionale, secondo quanto previsto
dalla legge regionale 16 aprile 1976, n.15.
La Giunta regionale è autorizzata a stipulare
atti di convenzione con le strutture di cui al precedente
comma autorizzando anche l`istituzione di corsi di qualificazione
del personale ai fini delle prestazioni di cui al precedente
comma.
Art.2
Trattamento medico-chirurgico
La Regione fornisce l`assistenza medico-chirurgica necessaria
alla rettificazione di sesso e alle conseguenti modificazioni
di ordine estetico nei casi autorizzati con sentenza
del Tribunale.
A tal fine è istituito, di concerto con l`unità
sanitaria locale RM/10, presso l`ospedale S. Camillo
in Roma il servizio per la modificazione dei caratteri
sessuali, collegato alla divisione di urologia dell`ospedale.
L`unità sanitaria locale RM/10, entro novanta
giorni dalla promulgazione della legge trasmetterà
alla Regione per i successivi adempimenti la pianta
organica del servizio comprendente figure mediche specialistiche
(chirurgia plastica, chirurgia urologica, endocrinologia)
e personale infermieristico e di assistenza numericamente
adeguato e debitamente selezionato.
La Giunta regionale, alla fine del primo anno di funzionamento
del servizio verifica i livelli di attività del
servizio e la sua rispondenza alle esigenze dell`utenza
prendendo gli opportuni provvedimenti di programmazione
su scala regionale.
Art.
3
Rimborsi
La Regione rimborsa fino ad un massimo del 50 per cento
della spesa sostenuta dai cittadini del Lazio per gli
interventi di rettificazione del sesso sulla base di
una autorizzazione ottenuta ai sensi della legge n.164
del 1982.
Il regolamento di attuazione di quanto previsto al comma
precedente viene deliberato dal Consiglio regionale
entro novanta giorni dalla promulgazione della presente
legge.
Art.
4
Norme transitorie
Fino alla effettiva entrata in funzione del servizio
per la modificazione dei caratteri sessuali di cui al
precedente articolo 2, la Ragione rimborsa fino al 100
per cento della spesa sostenuta dai cittadini del Lazio
per gli interventi di rettificazione del sesso ai sensi
della legge n.164 del 1982.
Per il primo anno di entrata in vigore della presente
legge e in attesa dell`adeguamento dei consultori pubblici
alle finalità di cui al precedente articolo 1,
la Giunta regionale è autorizzata a stipulare
una convenzione con l`A.I.E.D. (Associazione italiana
per l`educazione demografica) per la fornitura gratuita
delle consulenze di cui al precedente articolo 1.
Art.
5
Norme finanziarie
La spesa relativa alle prestazioni sanitarie previste
ai precedenti articoli 3 e 4, per un ammontare complessivo
previsto in L.500 milioni, graverà su apposito
capitolo del bilancio regionale per l`anno 1990, che
provvederà alla relativa copertura.
La presente legge regionale sarà pubblicata sul
Bollettino Ufficiale della Regione. E` fatto obbligo
a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare
come legge della Regione Lazio.
Data a Roma, addì 24 maggio 1990
LANDI
Il visto del Commissario del Governo e` stato apposto
il 19 maggio 1990.
Note
La dizione "Disturbi dell'Identità di Genere"
è tratta dall'ultima edizione del Manuale Diagnostico
e Statistico dei Disordini Mentali (DSM IV - 1994 ed.
Apa, Washington D.C.) dove scompare il termine transessualismo
adottato nelle edizioni precedenti e tale condizione
è descritta non più nella categoria "Disturbi
nell'infanzia, adolescenza e fanciullezza" ma tra
i "Disturbi sessuali e dell'Identità di
Genere". Gli operatori del SAIFIP danno al termine
"disturbo" il significato di "disagio"
con riferimento al bisogno della persona che si rivolge
al Servizio per superare una attuale condizione di malessere,
di disagio appunto. |