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SERVIZIO PER L'ADEGUAMENTO TRA IDENTITÀ FISICA E IDENTITÀ PSICHICA (SAIFIP)

Il SAIFIP è stato istituito come Servizio di consulenza e di sostegno al percorso di adeguamento per le persone che intendono chiedere la "rettificazione di attribuzione di sesso " secondo la legge n.164 del 1982 e si rivolgono all'Ospedale S.Camillo come previsto dalla legge della Regione Lazio n.59 del 1990

Qualora se ne faccia richiesta e nei casi ritenuti idonei, il giudice autorizza con sentenza gli interventi chirurgici di asportazione degli organi della riproduzione del sesso biologico di appartenenza e, su successiva istanza della persona, il cambio anagrafico del nome proprio e del sesso attribuito alla nascita.

Il processo di crescita personale tuttavia non ha una direzione unica e, a seconda delle diverse situazioni e delle potenzialità degli individui, si manifesta e si concretizza con tempi e modalità differenti. La richiesta di "riattribuzione chirurgica di sesso-RCS" deve essere valutata, quindi, in relazione alla storia della persona, alla sua consapevolezza di bisogni e desideri, alla stabilità della sua decisione e in relazione alla reale conoscenza del percorso di adeguamento in tutti gli aspetti: psicologici, medici, chirurgici, legali e sociali. E' in questa linea che già nella sua denominazione, "...... adeguamento tra Identità ....", il Servizio sottolinea la possibilità di diverse modalità e livelli di intervento.

Solo così i differenti percorsi possono portare un reale miglioramento della qualità di vita della persona ed un benessere globale e protratto nel tempo.

OBIETTIVI
Il SAIFIP, centro di intervento clinico e di ricerca sui Disturbi dell'Identità di Genere è sorto nel 1992 con i seguenti obiettivi:

definire un percorso pubblico interdisciplinare e integrato dove la persona che chiede la "riattribuzione chirurgica di sesso", legge n.164 del 1982 e legge della Regione Lazio n.59 del 1990, trovi consulenze e sostegni adeguati ai propri personali bisogni sia in ambito medico-chirurgico che psico-sociale
promuovere attività di ricerca che, con caratteri di interdisciplinarietà e attraverso il confronto di esperienze nazionali e internazionali, permetta di approfondire le conoscenze sulla tematica dell'Identità intesa come nucleo fondante del benessere personale.
Il SAIFIP offre un servizio interdisciplinare che pone attenzione agli aspetti psicologici, medico-chirurgici e socio-legali implicati nel processo di adeguamento tra identità fisica e identità psichica.
Il SAIFIP cura il collegamento con le diverse strutture sanitarie del territorio sia urbano che nazionale per costituire servizi in rete per le prestazioni non effettuate all'interno dell'Ospedale. Tra le attività dell'èquipe è compresa quella di formazione e di supervisione per gli operatori del settore che ne facciano richiesta.

Il Servizio promuove incontri scientifici, professionali e culturali sia a livello nazionale che internazionale (i.e. Convegno nazionale sul GID - Ospedale S.Camillo 1995, incarico per il prossimo convegno internazionale della Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association Inc.-HBIGDA). E' inoltre promotore dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere.

MODALITA' DI ACCESSO ALLE PRESTAZIONI
Il primo incontro avviene, nei giorni di Martedì e Giovedì, con il Prof. Aldo Felici coordinatore del SAIFIP e primario della Divisione di Chirurgia plastica e ricostruttiva o con un medico della Divisione da lui delegato. La prenotazione può essere effettuata telefonando al numero 58704731 dal Lunedì al Venerdì dalle 9,30 alle ore 13,00, Sig.ra Giuliana Spoletini.

Il percorso prosegue con i seguenti incontri:

Indagine genetica (mappa cromosomica): presso Azienda Ospedaliera S.Camillo- Forlanini - Istituto di Genetica, Università "La Sapienza" - Direttore Prof. G. Del Porto - tel. 006/ 55848665 - 5581853, rivolgersi alla Dott.ssa Grammatico.

Consulenza endocrinologica: Ospedale S. Camillo - Padiglione Bassi 10 piano - Ambulatorio di Endocrinologia - Dott. P. Bucciarelli - tel. 06/ 58704937.

Indagine psichiatrica che attesti l'assenza, o l'eventuale presenza, di patologie psichiatriche. Può essere effettuato presso la ASL di appartenenza, su richiesta di visita specialistica da parte del medico di base.

Le certificazioni di tutte le indagini effettuate devono essere consegnate in fotocopia alla Segreteria del Prof. Felici, Sig.ra Giuliana Spoletini. Qualora necessari, saranno richiesti ulteriori accertamenti.

Iter psicologico Pur non specificato dalla legge 164/82, l'iter psicologico è ritenuto essenziale dalle strutture nazionali che hanno approvato e recepito gli Standard italiani sui percorsi di adeguamento nell' Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere e dalle organizzazioni internazionali ( i.e. The Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association Inc.-HBIGDA) cui il Servizio aderisce.

Il primo colloquio con lo psicologo si effettua dopo l' incontro con il Primario della Divisione di Chirurgia plastica e ricostruttiva ed, in genere, dopo gli accertamenti richiesti. Seguono due incontri per la somministrazione di test, per raccogliere la storia della persona e per delinearne il profilo psicologico. Nel quarto incontro viene consegnata l'elaborazione dei dati raccolti e concordato un percorso individualizzato che corrisponda alle effettive esigenze della specifica persona.

Gli incontri si prenotano telefonando al numero 06 / 5870 - 4731, Sig.ra Alba Testa, il Mercoledì dalle ore 14,30 alle 16,30.

L'iter prevede inoltre:

Psicoterapia: un incontro settimanale per due anni prima della procedura chirurgica di asportazione degli organi riproduttivi e un anno dopo questo intervento.
Obiettivi:

analisi della realtà intrapsichica, familiare e socio-ambientale;
elaborazione del conflitto di identità e dei conflitti cognitivi ed emozionali che si presentano durante il percorso di adeguamento;
sviluppo del potenziale individuale ed assunzione di responsabilità delle proprie scelte;
sostegno all'integrazione delle modificazioni ormonali e somatiche;
sostegno all'inserimento in nuove realtà sia relazionali che sociali.


Counselling individuale: un incontro ogni 3 mesi o a richiesta della persona.
Obiettivi:

ricevere informazioni e chiarimenti sul percorso;
aggiornare gli operatori del SAIFIP sull'andamento del percorso ( per persone che seguono terapie esterne al Servizio);
sostenere la persona nell'affrontare momenti di crisi e/o problematiche specifiche legate alla famiglia, al lavoro o all'iter burocratico-legislativo;
sostenere il / la partner e la famiglia nell'affrontare specifici problemi e/o momenti di crisi;
sostenere l'emotività legata all'esperienza del ricovero ospedaliero.


Counselling in gruppo ( un incontro settimanale in gruppi di 8 -12 persone).
Obiettivi:

agevolare una corretta informazione;
rendere possibile il confronto di esperienze comuni e favorire la socializzazione;
agevolare l'espressione emotiva e l'accettazione di sé e dell'altro nel rispetto delle differenze individuali.

SPORTELLO INFORMATIVO
Il Lunedì dalle ore 9,30 alle 11,30 e il Mercoledì dalle ore 14,00 alle ore 16.00 è attivo uno sportello per le informazioni nella sede del Servizio.

Lo sportello costituisce non solo uno strumento per diffondere informazioni complete e corrette, ma anche un polo di raccolta delle informazioni provenienti dagli stessi utenti in modo da organizzare un servizio sempre più rispondente alle esigenze delle persone che si rivolgono ad esso.

COSTI
Il Servizio, in quanto pubblico, prevede le sole spese dei ticket richiesti per tutte le prestazioni di ambulatorio.

IL CONSENSO INFORMATO
L'ingresso nel percorso di adeguamento medico-chirurgico e socio-legale prevedeche la persona venga informata, in fase preliminare, sulle procedure, i trattamenti e i risultati possibili nonché sui rischi che le terapie comportano e la irreversibilità di alcune di esse. Il termine "consenso informato" indica l'atto conclusivo di un processo in cui gli incontri tra i diversi operatori e la persona devono essere caratterizzati da uno scambio reciproco di informazioni realmente condivise e mirate alla stesura di un progetto individuale che impegni entrambe le parti in un percorso volto all'acquisizione di un maggiore benessere ed al miglioramento della qualità di vita dell'utente. Solo così la persona raggiunge la consapevolezza necessaria ad esprimere per iscritto un consenso realmente informato essenziale nel momento in cui intraprende il percorso di adeguamento concordato.

INFORMAZIONI RELATIVE AD ALCUNE PROCEDURE -
LA TERAPIA ORMONALE

Obiettivi:

involuzione di funzioni e strutture relative alle caratteristiche fisiche del sesso biologico di appartenenza;
evoluzione di funzioni e strutture coerenti con l'identità psichica.
Modalità

Nell'adeguamento Femmina-Maschio (FtM) entrambi i risultati possono essere ottenuti con l'uso del solo ormone mascolinizzante (testosterone), mentre nell'adeguamento Maschio-Femmina (MtF) è quasi sempre necessario unire agli estrogeni femminilizzanti almeno un farmaco antiandroginico. Il tempo necessario per ottenere delle modifiche somatiche nonché la loro entità variano da individuo a individuo in relazione a:

specifiche caratteristiche fisiche, strutturali e funzionali del soggetto;
durata del trattamento;
tipo di farmaci somministrati.
Effetti Collaterali

Diversi sono gli effetti collaterali nel percorso di adeguamento MtF e FtM (vedi paragrafi seguenti). In entrambi i casi le variabili che intervengono sono:

contesto psicosomatico individuale
durata del trattamento e dosi assunte
tipo di farmaci somministrati
Alcuni effetti collaterali sono di scarsa rilevanza mentre altri possono essere gravi e mettere in pericolo la vita stessa della persona. E' indispensabile praticare una terapia ormonale personalizzata che, cercando di soddisfare le esigenze, non procuri danni alla salute. L'autoprescrizione non è utile in alcun caso in quanto non può tener conto delle caratteristiche biologiche individuali e quindi della possibilità di raggiungere il miglior risultato con il minimo aggravio psicofisiologico possibile. Al contrario può dare conseguenze dannose, anche gravissime.


A) FtM - Effetti e limiti del testosterone

PELI
Il testosterone fa aumentare in estensione e qualità (ispessimento) tutti i peli sulla superficie corporea e determina la comparsa della barba. Il tempo che intercorre tra l'inizio del trattamento e la comparsa di questi effetti varia non solo in relazione alle variabili generali, ma è largamente influenzata dalle caratteristiche dei bulbi piliferi già geneticamente presenti.

Se si interrompe il trattamento tali effetti possono attenuarsi ma non scomparire del tutto.

VOCE
La somministrazione del testosterone determina un ispessimento delle corde vocali e quindi una tonalità più bassa della voce, con effetto permanente.

STRUTTURA OSSEA
Il testosterone non influenza la struttura ossa. In particolare, mani, piedi, torace e altezza non variano.

MAMMELLE
Il testosterone non ha un'influenza diretta sulla ghiandola mammaria ma si ha in molti casi una riduzione del volume complessivo della mammella.

GENITALI
I primi cambiamenti visibili dovuti al testosterone sono la scomparsa del ciclo mestruale e l' aumento di volume (ipertrofia) del clitoride. La rapidità di questi cambiamenti dipende dalle caratteristiche individuali e dal tipo di farmaci adottato.

CORPO
La somministrazione del testosterone produce una diminuzione e una ridistribuzione del grasso di tipo maschile (diminuzione dell'accumulo di adipe su mammelle, fianchi, cosce e natiche). Tale ormone induce inoltre uno sviluppo del tessuto muscolare di tipo maschile (irrobustimento della muscolatura) e di conseguenza un aumento di peso. Data la forte sensibilità alle variazioni di peso, è importante, nel periodo di somministrazione più intensa, fare attenzione alla dieta e praticare attività fisica.

PELLE
La pelle diventa seborroica, acneica proprio per l'azione degli androgeni che stimolano l'azione delle ghiandole sebacee. Quindi pelle e capelli diventano più grassi e questo effetto collaterale può ritenersi costante.

EMOZIONI E ATTIVITÀ SESSUALE
Il testosterone influenza anche le funzioni cognitive ed emotive della persona. Può aumentare sia la carica sessuale che l'aggressività. Tali effetti possono essere presenti nel primo periodo del trattamento in modo contenuto, in ogni caso è necessario richiedere al proprio endocrinologo un costante adattamento del dosaggio degli ormoni assunti.

EFFETTI COLLATERALI
L'aumento di peso e la comparsa dell'acne. Può esservi un aumento della colesterolemia e quindi, come conseguenza, una patologia coronarica. Quest'ultima eventualità è riportata in letteratura come molto rara.


B) MtF - Effetti e limiti degli estrogeni e degli antiandrogeni

PELI
Gli estrogeni e gli antiandrogeni determinano un rallentamento della crescita dei peli e della barba e un ammorbidimento degli stessi. Tuttavia nè l'uno nè l'altro sono completamente eliminati. Il solo trattamento permanente per la rimozione della barba e dei peli del corpo è quello dell'elettrocoagulazione.

VOCE
Il trattamento non determina cambiamenti significativi nella voce.

STRUTTURA OSSEA
Gli estrogeni e gli antiandrogeni non influenzano la struttura ossea per cui, in particolare, mani, piedi, torace e altezza non variano.

MAMMELLE
Il trattamento conduce ad uno sviluppo molto lento e altamente individualizzato delle mammelle. Si incontrano infatti risposte significative e veloci al trattamento e risposte molto lente o assenza di risposte. E' consigliabile effettuare annualmente ecografie mammarie di controllo soprattutto se vengono effettuati interventi di mastoplastica additiva con protesi.

GENITALI
La somministrazione degli estrogeni e degli antiandrogeni conducono ad una diminuzione della frequenza dell'erezione e della sua durata. Si può verificare un ammorbidimento del tessuto scrotale e penieno.

CORPO
Il trattamento produce un aumento e una ridistribuzione del grasso soprattutto su cosce, natiche e mammelle. Il tessuto muscolare si può ammorbidire e di solito si verifica un aumento di peso.

EMOZIONI E ATTIVITÀ SESSUALE
Gli estrogeni e gli antiandrogeni influenzano anche le funzioni cognitive e emotive della persona. Si può verificare una diminuzione della carica sessuale e può aumentare l'aggressività. Tali effetti possono essere presenti nel primo periodo del trattamento in modo contenuto, in ogni caso è necessario richiedere al proprio endocrinologo un costante adattamento del dosaggio degli ormoni assunti.

EFFETTI COLLATERALI
Rischio significativo collegato a questa somministrazione è la possibilità della tromboembolia polmonare soprattutto per le persone che hanno superato i 40 anni. Il fumo può aumentare questo rischio. Altro effetto collaterale è la sindrome depressiva legata sia all'assunzione di estrogeni che di antiandrogeni. Questi possono inoltre determinare un aumento della prolattina e favorire l'insorgenza di un adenoma ipofisario.

LO PSICOLOGO E L'ÉQUIPE INTERDISCIPLINARE
Lo psicologo svolge nell'équipe una triplice funzione:

Raccogliere la storia dello sviluppo psicologico della persona che chiede di iniziare l'iter di adeguamento, con una particolare attenzione allo sviluppo dell'identità di genere al fine di avere una visione globale che permetta agli operatori di seguire la persona in tutto il suo percorso. Per questa funzione sono previsti quattro incontri. Il primo è un colloquio clinico volto a introdurre il percorso psicodiagnostico e terapeutico e ad agevolare l'inserimento nel Servizio. I due colloqui seguenti sono dedicati alla somministrazione della cartella clinica, dell'indagine sulle motivazioni e aspettative e dei test psicologici con raccolta di dati che integrano le cartelle di anamnesi medica e psicologica. L'ultimo colloquio è orientato a delineare il percorso individuale della persona, sulla base delle sue esigenze, delle informazioni raccolte e di quanto evidenziato dalla elaborazione dei test. All'utente verrà consegnata una relazione utile anche a fini legali.

Essere di sostegno in qualsiasi momento del percorso di adeguamento come consulente psicologico cui la persona può far riferimento per affrontare aspetti specifici del percorso: relazione con i familiari o con datori di lavoro, problematiche che emergano durante la terapia ormonale, preparazione al ricovero etc... In ogni momento la persona può far riferimento allo psicologo del Servizio che in particolare può offrire sostegno durante il ricovero, solitamente momento di forte tensione emotiva.

Essere di supporto ai membri dell'équipe interdisciplinare e a tutto il personale del reparto con interventi formali (seminari, supervisioni, corsi di formazione) o informali. Lo psicologo aiuta il personale ad acquisire ed integrare nuove e specifiche competenze e ad affrontare aspetti professionali e relazionali non sempre di facile gestione.

Secondo gli Standard sui percorsi di adeguamento approvati dai differenti centri italiani in cui è possibile attuare l'iter ed in adesione agli standard internazionali adottati dalla Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association Inc.- HBIGDA, è previsto anche un percorso psicoterapeutico ritenuto indispensabile per sostenere, elaborare e integrare le modificazioni ormonali e somatiche, nonché le esperienze relazionali e sociali della persona e per favorire lo sviluppo delle sue potenzialità. Soltanto all'interno di questo percorso può essere deciso l'inizio della terapia ormonale e il momento e la durata dell'esperienza di vita nel ruolo adeguato al genere prescelto, momento essenziale per la verifica delle proprie motivazioni ed aspettative prima di dar luogo a procedure irreversibili.

INTERVENTI CHIRURGICI: EFFICACIA E LIMITI
Gli interventi chirurgici, in quanto prevedono l'asportazione degli organi della riproduzione, parti essenziali dell'essere umano, possono essere effettuati solo se autorizzati dal Tribunale con sentenza.

L'iter legale, volto a valutare quanto gli interventi per la "riattribuzione chirurgica di sesso" possano contribuire a migliorare le condizioni di vita della persona, si intraprende con domanda al Tribunale della propria città di residenza.

Questa valutazione è fondamentale in quanto la chirurgia interviene in maniera radicale e irreversibile sugli organi genitali, interni ed esterni, e sulle mammelle sia nell'iter di adeguamento MtF che FtM. Attualmente comunque, il mancato coordinamento tra le diverse strutture può comportare il ripetersi, poco utile e psicologicamente molto gravoso, dei percorsi di verifica.

ITER CHIRURGICO MASCHIO-FEMMINA (MtF)
Mammoplastica additiva
L'intervento di mammoplastica additiva può essere effettuato per integrare l'azione della terapia ormonale oppure quando questa non ha effetto o non viene attuata. In genere tale intervento viene richiesto in quanto la terapia ormonale, pur influenzando il volume mammario, non permette di ottenere un aumento soddisfacente.

La mammoplastica additiva è un intervento che prevede l'introduzione di una protesi (in genere un involucro che contiene un gel di silicone) attraverso un'incisione effettuata nella piega sottomammaria o nella zona periareolare o nella zona ascellare; nei punti cioè dove si nota meno la cicatrice che è di solito di 3 o 4 centimetri.

Attraverso questa incisione, la protesi viene introdotta dietro la ghiandola mammaria o alcune volte, se necessario, dietro il muscolo pettorale.

Si tratta di un intervento abbastanza semplice che richiede 1 o 2 giorni di ricovero e che viene effettuato in anestesia generale. Non è doloroso e non richiede particolari attenzioni tranne quello di portare il reggiseno per un periodo di almeno quattro settimane. I punti vengono rimossi dopo sette o otto giorni dall'intervento.

Il volume delle mammelle varia in quanto la protesi utilizzata può essere più o meno grande a seconda dei desideri e della condizione fisica dell'interessata. In genere è opportuno realizzare un seno che sia proporzionato alla struttura fisica della persona.

Il risultato estetico di tale intervento è in genere ottimo e l'unica evidenza consiste in una piccola cicatrice nella sede della incisione necessaria per introdurre la protesi.

Complicanze
L'inconveniente più frequente consiste nella formazione, intorno alla protesi, di una capsula fibrosa. Questa deriva dalla modalità con cui i tessuti reagiscono al corpo estraneo e formano intorno ad esso una cicatrice interna, cicatrice che può dare un aspetto innaturale in quanto determina una massa di consistenza aumentata. Alcune volte questa capsula è così consistente da produrre fastidi fisici. In questi casi è necessario un reintervento che prevede una incisione sulla precedente cicatrice, l'asportazione della protesi, l'eliminazione della capsula cicatriziale che la circonda, il reinserimento di una nuova protesi. Questo inconveniente si verifica, in genere, dopo qualche mese dall'intervento ma, alcune volte, può manifestarsi anche a distanza di tempo.

Altri inconvenienti, anche se rari, sono : infezione, ematoma, dislocazione della protesi che determina un aspetto asimmetrico del seno. In tutti questi casi sono necessari interventi secondari di correzione o per svuotare l'ematoma o, in caso di infezione, per estrarre la protesi e poterla poi reintrodurre quando il processo infiammatorio è completamente guarito.

Vaginoplastica
L'intervento di vaginoplastica consta di due fasi : a) fase demolitiva che prevede l'asportazione degli organi genitali originari (castrazione): testicoli, epididimo e funicolo, corpi cavernosi, uretra peniena, e b) fase ricostruttiva in cui la pelle del pene viene introflessa a "dito di guanto" per foderare una neo-cavità ricavata tra retto e vescica. Una porzione del glande viene conservata per ricostruire un clitoride che conserva sensibilità erogena specifica e permette nel 70-80 % dei casi di avere una buona sensibilità erotica durante i rapporti sessuali. Per questo scopo la piccola parte del glande viene isolata mantenendo il collegamento con i nervi, le arterie e le vene che assicurano sensibilità e nutrimento. Si effettua anche l'asportazione della parte distale dell'uretra e del corpo spungioso che l'avvolge perchè non crei disturbo durante i rapporti sessuali. Per ultimo si modella la vulva, le grandi e piccole labbra e il monte di venere per ottenere una forma più simile possibile all'organo femminile. Questo modellamento della parte esterna è possibile in questa prima fase solo parzialmente per non compromettere la vitalità dei lembi. Seguono in genere altri brevi interventi di modellamento che spesso vengono effettuati in un secondo tempo in ambulatorio in anestesia locale. L' intervento di vaginoplastica dura solitamente quattro/cinque ore e richiede una degenza media di dieci, quindici giorni.

Alla fine dell'intervento viene introdotto un conformatore vaginale elastico a forma di palloncino che deve essere tenuto in sede con molta attenzione quasi continuamente per i primi 15 giorni e, poi per circa sei mesi, per mezz'ora, due o tre volte al giorno. L'uso può variare caso per caso, ma è indispensabile per evitare la tendenza naturale dei tessuti a ridurre il diametro e la profondità della neo-cavità. I rapporti sessuali possono essere ripresi mediamente dopo due mesi. In genere sono soddisfacenti, se non si sono verificate complicanze rilevanti, e nel 70-80% dei casi permettono il raggiungimento dell'orgasmo.

Complicanze
Anche se raramente possono verificarsi complicanze anche gravi. L'intervento richiede molta cautela in quanto coinvolge un distretto corporeo in cui sono presenti organi particolarmente vulnerabili quali il retto e la vescica. Lesioni su questi organi possono produrre fistole, comunicazioni cioè tra il retto e la neovagina, tra la vescica e la neovagina con conseguente perdita di urina o di feci attraverso la neovagina stessa e una serie di problemi conseguenti, anche gravi. La correzione di queste complicanze richiede un intervento riparatore delicato e impegnativo. E' ovvia la problematica psicologica indotta da tali complicanze.

Complicanze meno gravi e poco frequenti sono l'ematoma, il sieroma, l'infezione, la suppurazione, e si risolvono in genere spontaneamente con opportune medicazioni.

A volte una parte della cute con cui è rivestita la cavità vaginale può andare in necrosi. Questa può determinare un restringimento della vagina in quanto la pelle non vitale forma una cicatrice che tende a ritrarsi. In tal caso può essere necessario un intervento successivo di rimodellamento e ampliamento della neovagina.

ITER CHIRURGICO FEMMINA-MASCHIO (FtM)
Adenectomia sottocutanea
Una riduzione del volume mammario si verifica come effetto della terapia ormonale.

Questa, tuttavia, nella quasi totalità dei casi, non è sufficiente a realizzare un aspetto maschile. Si ricorre allora all'asportazione chirurgica della ghiandola mammaria e della cute eccedente, alla riduzione dell'areola e del volume del capezzolo. Le tecniche chirurgiche che possono essere impiegate sono varie. Presso il SAIFIP generalmente viene effettuata l'incisione periareolare che permette sia di ridurre il diametro dell'areola sia di accedere all'interno della mammella per asportare completamente la ghiandola e ridurre in parte anche la pelle circostante. Residua così una sola cicatrice intorno all'areola. Si determina così un "arricciamento" della pelle eccedente intorno alla cicatrice periareolare che, in genere, tende spontaneamente, nel giro di tre o quattro mesi, a ritirarsi. Talora può essere tuttavia necessario un altro intervento per migliorare l'aspetto estetico dell'areola. Questa tecnica ha il vantaggio di non lasciare altre cicatrici all'infuori di quella periareolare. Altri metodi consentono anche di asportare inizialmente maggiori quantità di pelle, ma lasciano cicatrici molto evidenti, tipiche delle mammoplastiche riduttive. Per questo motivo presso il Servizio si ritiene più conveniente effettuare anche più interventi pur di ottenere alla fine un buon risultato con la sola cicatrice periareolare. Il primo intervento richiede due o tre giorni di ricovero e non è doloroso. Il secondo è in genere effettuato in anestesia locale e in regime ambulatoriale.

Complicanze
Non sono frequenti. Possono tuttavia verificarsi: ematomi, sieromi, infezioni e talvolta si può determinare una sofferenza vascolare che mette in pericolo la vitalità della areola e una parte di questa può andare in necrosi. In questi casi è necessaria una ricostruzione secondaria e un rimodellamento dei tessuti areolari.

Istero - annessectomia
Con un unico intervento chirurgico si asportano utero e ovaie. La vagina, in genere, non viene rimossa perchè la sua asportazione complica e prolunga la durata dell'intevento e comporta sempre una grossa perdita di sangue con conseguenti necessarie emotrasfusioni. D'altra parte la vagina tende a ridursi spontaneamente e, se richiesto, può essere asportata successivamente.

Complicanze
Non sono frequenti le infezioni, gli ematomi, le suppurazioni; solo raramente si verificano gravi complicazioni, in genere all'apparato urinario, a carico di vescica o uretra.

Falloplastica
E' questo un intervento opzionale che non tutte le persone con D.I.G vogliono effettuare. E' necessario programmare chiaramente con la persona quali obiettivi si possono effettivamente realizzare. Differenti metodi chirurgici permettono di perseguire differenti obiettivi ma comportano anche conseguenze e rischi differenti e non sempre ben valutabili a priori. Non è possibile in questa sede entrare nello specifico di queste complesse problematiche. Sottolineiamo ancora l'importanza di un chiaro confronto tra la persona e il chirurgo scelto. Obiettivi che si possono perseguire:

organo con una struttura cilindrica con forma simile al pene (autotrapianto e modellamento del fallo);
funzione urinaria che permetta la fuoriuscita dell'urina all'apice dell'organo costruito (costruzione della neouretra);
funzione sessuale: possibilità di rendere rigido l'organo costruito con possibilità di rapporti sessuali con penetrazione (inserimento nel fallo di una protesi del tipo di quelle che vengono usate per l'impotenza).
I metodi di costruzione del fallo sono molti. Quello che viene utilizzato, in genere, nel Servizio, con buoni risultati sia sul piano estetico che sul piano funzionale, prevede l'impiego di un lembo tubulato dell'avambraccio che viene trapiantato nella regione inguinale. Questo tipo di falloplastica comporta due diversi momenti operatori. Il primo consiste nella preparazione del lembo dell'avambraccio, il secondo nel trasferimento del lembo dell'avambraccio con tutti i vasi che lo nutrono ed il trapianto in regione soprapubica con un intervento di microchirurgia che in genere dura molte ore (da 8 a 12) . Le arterie, le vene e i nervi di tale lembo vengono collegati ai vasi e ai nervi della regione inguinale per assicurare nutrimento e una certa sensibilità anche se esclusivamente di tipo tattile (capacità di sentirsi toccare).

La specifica sensibilità erogena, presente nel clitoride, viene mantenuta lasciando questa struttura nella sede originaria, alla base del neofallo costruito.

Complicanze
L'intervento di falloplastica è particolarmente complesso e, come tutti gli interventi di microchirurgia, può comportare la necrosi totale dell'organo costruito se i vasi collegati si ostruiscono ed il sangue non raggiunge i tessuti trapiantati. Meno gravi le perdite parziali per necrosi locali e le comuni complicanze quali sieromi o ematomi.

La costruzione della neouretra è un intervento piuttosto complesso perchè richiede la costruzione "ex-novo" di un canale di oltre venti centimetri, con tessuti non abituati a sopportare il passaggio dell'urina (in genere pelle o mucosa). I problemi che si possono verificare con maggiore frequenza nella neouretra sono le stenosi - cioè restringimenti - e le fistole - cioè comunicazioni con l'esterno da cui l'urina può uscire in uno o più punti lungo il percorso del canale costruito. Questa complicanza richiede interventi secondari, talvolta impegnativi e ripetuti, per correggere sia le stenosi che le fistole.

L'uso di protesi può comportare ulteriori problemi in quanto il tessuto del neopene non è il più idoneo a sopportare una protesi. Nei casi di impotenza le protesi vengono introdotte nei corpi cavernosi che sono strutture molto resistenti e robuste. Nei casi del D.I.G. il rischio che i tessuti dell'organo costruito vengano traumatizzati è maggiore soprattutto durante i rapporti sessuali che comportano un traumatismo continuo e ripetuto. Qualche volta i tessuti non sopportano questo trauma per cui la protesi erode il rivestimento cutaneo e "si espone" infettandosi e rendendo necessaria la sua rimozione.

Scrotoplastica
E' un intervento relativamente semplice che si realizza con l'introduzione di due protesi testicolari di forma, dimensioni e consistenza simili a quelle di un testicolo, in genere all'interno di cavità ricavate dentro i tessuti delle grandi labbra.

Complicanze
Si possono verificare infezioni e creare ematomi. In tali casi, ove necessario, si asportano le protesi che, in un secondo tempo, possono essere reintrodotte.

PERIZIA, DEL C.T.U. E DEL C.T.P.
Quando la persona presenta al Tribunale di residenza domanda di rettificazione di attribuzione di sesso, secondo la legge 164/82, il giudice istruttore può disporre una "consulenza intesa ad accertare le condizioni psico-sessuali dell'interessato" (art.2, comma 40).

Egli può quindi nominare un consulente tecnico d'ufficio (C.T.U.) che, nel periodo di tempo stabilito al momento in cui il Tribunale gli affida l'incarico, effettua alcuni incontri con la persona che ha richiesto la rettificazione e svolge una serie di indagini per rispondere ad uno o più quesiti posti dal giudice. Al termine del lavoro, prepara una relazione (generalmente scritta) in cui riporta i risultati delle attività svolte e risponde ai quesiti posti dal giudice.

Chi ha richiesto la rettificazione, entro il termine stabilito dal giudice istruttore al momento della nomina del C.T.U., può a sua volta scegliere un proprio consulente tecnico di parte (C.T.P.), che dopo aver ottenuto il permesso dal giudice, può assistere alle operazioni peritali, partecipare alle udienze ed essere ammesso alla camera di consiglio con funzione di sostegno delle esigenze del richiedente.

GLOSSARIO

IDENTITÀ DI GENERE
Il termine "identità" viene utilizzato per indicare quel vissuto per cui la persona sente di esistere nel tempo continuando ad essere se stesso malgrado i cambiamenti che avvengono durante l'intero arco di vita.
Dal punto di vista psicofisiologico si definisce l'identità come "quel processo dinamico di corrispondenza tra esperienza corporea, percezione di sè e rappresentazione del corpo presente a livello cerebrale" (AA.VV. a cura di V.Ruggieri, A.R.Ravenna 1998).
L' "identità di genere" è una delle componenti fondamentali del processo di costruzione dell'identità. Il termine, coniato da Money e Ehrhardt (1972), si riferisce al vissuto di appartenenza ad un genere o all'altro, maschile o femminile, o in modo ambivalente ad entrambi. Tale appartenenza può esprimersi quindi con vissuti e comportamenti corrispondenti o non corrispondenti al sesso biologico. Il soggetto può vivere la non corrispondenza in modo ambiguo, ambivalente o lineare al punto da non riconoscersi appartenente al proprio sesso biologico e/o riconoscersi e desiderare di appartenere al sesso opposto.

RUOLO DI GENERE
Modalità con cui, attraverso i comportamenti verbali o non verbali, si esprime a sè stessi e agli altri il genere, maschile o femminile, cui si sente di appartenere.

ETEROSESSUALITÀ
Complesso delle caratteristiche e dei fenomeni relativi alla scelta di vivere relazioni affettive, di intimità e sessuali con partner dell'altro sesso biologico.

OMOSESSUALITÀ
Complesso delle caratteristiche e dei fenomeni relativi alla scelta di vivere relazioni affettive, di intimità e sessuali con partner del proprio sesso biologico.
La persona omosessuale vive in modo soddisfacente la propria appartenenza al genere maschile o femminile e, anche nei casi in cui sono presenti modalità espressive che comunemente vengono attribuite al sesso opposto, l'individuo non ha nessuna intenzione di intervenire per modificare i propri caratteri ed attributi sessuali.
Su invito dell'O.M.S.-Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1974 i membri dell'APA- American Psychiatric Association hanno deciso di eliminare l'omosessualità dall'elenco dei disordini mentali per cui tale termine è stato cancellato a partire dalla terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disordini Mentali (DSM III 1980).

BISESSUALITÀ
Complesso delle caratteristiche e dei fenomeni relativi alla scelta di vivere relazioni affettive, di intimità e sessuali sia con partner del proprio sesso biologico che dell'altro sesso biologico.
La bisessualità non coinvolge l'identità di genere; la persona vive in modo soddisfacente la propria appartenenza al genere maschile o femminile e non ha alcuna intenzione di intervenire per modificare i propri caratteri e attributi sessuali.

TRAVESTITISMO O TRANSVESTISMO
Uso di abbigliamenti femminili, per gli uomini, o abbigliamenti maschili, per le donne, a scopo di eccitazione sessuale. La persona non rifiuta l' identità maschile o femminile; l'abbigliamento è eccitante proprio perché del sesso opposto mentre la persona è consapevole di essere uomo o donna e non vuole rinunciare ad esserlo.

TRANSGENDERISMO
Realtà di quelle persone che pur vivendo un'identità di genere opposta al proprio sesso biologico, non desiderano cambiare il proprio corpo. Si tratta di persone che vogliono e chiedono di poter esprimere nei comportamenti e nelle relazioni interpersonali il loro sentirsi uomo o donna al di la` della propria struttura anatomica e senza dover essere costretti ad omologazioni di alcun tipo.

TRANSESSUALISMO
Termine entrato nell'uso corrente per indicare la condizione esistenziale caratterizzata da un radicato vissuto di genere (vedi voce 1) incongruente con la struttura corporea ed il sesso biologico. Nella maggior parte delle persone transessuali si riscontra il desiderio profondo ed attuale di cambiare alcune caratteristiche corporee e i dati anagrafici adeguandoli al genere a cui sente di appartenere (vedi anche voce 9).

DISTURBO DELL'IDENTITÀ DI GENERE
Il termine transessualismo continua ad essere utilizzato nel linguaggio comune mentre nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini mentali, DSM IV (1994), questo termine non e` più presente. La condizione transessuale è compresa nella classe "Disturbi della Sessualità e dell`Identità di Genere" e definita come 'Disturbo dell'Identità di Genere' (DIG) . L'elemento che accomuna entrambe le dizioni, Transessualismo e D.I.G., e che consente di accogliere la parola disturbo, pur mantenendosi estranei all'ottica psichiatrica, (vedi nota pag.1), è il malessere attuale e il desiderio della persona protratto nel tempo di intervenire per adeguare alcuni caratteri sessuali e dati anagrafici al proprio vissuto di genere (vedi voce 1)

ITER DI ADEGUAMENTO
Percorsi che l'utente concorda con gli operatori del SAIFIP per trovare una risposta adeguata alle proprie problematiche di genere. Le linee guida dei percorsi sono riassunte negli Standard approvati dall'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere (vedi voce 14 e allegato 1).

ADEGUAMENTO DEI CARATTERI SESSUALI
"Il Tribunale, quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza.", art.3 della legge n.164 del 1982.
L'adeguamento chirurgico dei caratteri sessuali deve essere autorizzato con sentenza in quanto comporta l'asportazione degli organi della riproduzione che, in assenza di patologie organiche che la giustifichino, è vietata nell'ordinamento giuridico italiano perchè lesiva dell'integrità della persona.
L'adeguamento dei caratteri sessuali può avvenire, in parte, anche mediante la terapia endocrinologica (somministrazione di ormoni) per la quale, come ribadito dal Tribunale ordinario di Torino (sentenza n.6673 - 06/ 10 / 1997), non è necessaria l'autorizzazione.
La terapia ormonale deve avvenire comunque secondo le procedure previste dagli standard dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere (vedi voce 14 e allegato 1).

RIATTRIBUZIONE CHIRURGICA DI SESSO (RCS)
Questa dizione, traduzione dell'espressione inglese "Sex Reassignment Surgery-SRS", è costantemente utilizzatanella letteratura internazionale, ma non dal nostro legislatore. Con riferimento all'iter effettuato in Italia è più corretto parlare di adeguamento dei caratteri sessuali (vedi voce precedente).

RIATTRIBUZIONE ANAGRAFICA
Con questi termini si fa riferimento a quanto nella legge n.164/1982 viene definito come "rettificazione di attribuzione di sesso" che avviene con la modifica dei dati personali, nome proprio e sesso attribuito alla nascita, nei registri dell'anagrafe a cui si è iscritti. L'ufficiale di stato civile effettua la rettifica su ordinanza del Tribunale dopo che quest'ultimo ha accertato l'avvenuto adeguamento medico- chirurgico dei caratteri sessuali.
La variazione risulta solo nell'atto di nascita integrale. Tutti gli altri certificati, usualmente richiesti per concorsi, passaporto etc..., riportano esclusivamente i nuovi dati personali.

OSSERVATORIO NAZIONALE SULL'IDENTITÀ DI GENERE
L'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere è un'organizzazione nata su iniziativa del SAIPIF per promuovere il confronto e la collaborazione tra strutture, professionisti, organizzazioni e movimenti pubblici e privati, interessati e operativi nelle problematiche del Transessualismo e del Transgenderismo.

Obiettivi dell'Osservatorio Nazionale:

istituire un sistema dinamico di raccolta dati che favorisca una conoscenza articolata della realtà sia delle persone transessuali che dei servizi offerti sul territorio nazionale;

creare una rete di servizi pubblici e privati omogenei ed efficaci su tutto il territorio nazionale;

favorire il confronto e la collaborazione con tutte le realtà nazionali ed internazionali interessate ai temi del transessualismo e del transgenderismo per approfondire la ricerca scientifica sul tema dell'Identità di Genere.

THE HARRY BENJAMIN INTERNATIONAL GENDER DYSPHORIA ASSOCIATION INC.- HBIGDA
E' un'associazione non profit fondata nel 1977 che riunisce a livello internazionale operatori e servizi interessati allo studio e alle applicazioni cliniche relative alle disforie di genere. L'organizzazione ha redatto nel 1979 i primi Standards of care-the hormonal and surgical sex reassignment of gender dysphoria persons, la cui ultima edizione del 1990 è attualmente in revisione.

ALLEGATO N01

Osservatorio Nazionale sull'identità di genere
STANDARD SUI PERCORSI DI ADEGUAMENTO NEL DISTURBO DELL'IDENTITA' DI GENERE (DIG)

PREMESSE

Il transgenderismo e la transessualità sono situazioni esistenziali per le quali le persone non si riconoscono nel proprio sesso biologico e vivono o desiderano vivere in conformità con la propria identità di genere.

La ricchezza di una cultura si fonda sulle differenze individuali e sul principio di non discriminazione; il benessere della comunità non può quindi, prescindere dal diritto della persona di vivere in relazione con il proprio contesto secondo la propria identità, né può prescindere dal bisogno di facilitare un'evoluzione culturale generalizzata e basata sulla conoscenza e il confronto. Le scelte individuali di condizioni esistenziali e di modalità di vivere e di operare trovano il loro nucleo essenziale nel principio di autodeterminazione e nel rispetto dei diritti e della libertà altrui.

La costruzione dell'identità, e dell'identità di genere nello specifico, è un processo precoce e legato a complessi intrecci tra fattori biologici e fattori relazionali che, evolvendosi nel tempo, producono una molteplicità di differenze individuali collocabili lungo un continuum connotato ai due estremi da identità e ruoli considerati maschili e femminili, secondo parametri che variano da cultura a cultura.

Vivere coerentemente all'identità di genere cui si sente di appartenere coinvolge sia la realtà intrapsichica che quella interpesonale e sociale. I disagi che possono emergere nel processo psicofisiologico di costruzione dell'identità richiedono percorsi terapeutici differenziati, ma basati su criteri di intervento condivisi che consentano omogeneità di trattamento nei diversi Servizi specialistici del territorio nazionale, garantendo il rispetto e il benessere del cittadino e un terreno comune di confronto e ricerca tra professionisti che operano nel campo.

Tenuto conto che le terapie ormonali possono produrre effetti irreversibili e che i cambiamenti somatici ottenuti chirurgicamente sono definitivi, è da ritenersi essenziale e prioritario un percorso psicologico mirato all'elaborazione e al sostegno delle varie fasi e dei diversi aspetti dell'iter di adeguamento.

I Servizi devono basare la loro attività su un lavoro interdisciplinare di operatori con una competenza specifica e qualificata in collegamento e secondo procedure concordate con i servizi territoriali (ASL, Scuole, ..), le agenzie sociali (Sindacati, Movimenti, Associazioni,...) e altre strutture (Tribunali, Pubblica Amministrazione, ...)

Ogni relazione tra gli operatori e gli utenti dei servizi deve essere caratterizzata da una corretta ed esauriente informazione reciproca, nel pieno rispetto dell'autodeterminazione della persona e della libertà professionale dell'operatore.
I criteri di seguito riportati devono considerarsi raccomandazioni minime indispensabili da applicare nelle richieste di riattribuzione ormonale e/o chirurgica di sesso.

CRITERI DI INTERVENTO

ANALISI DELLA DOMANDA E VALUTAZIONE DELL'ELEGGIBILITA'

I percorsi di adeguamento medico - chirurgico e psico - sociale, nonché il percorso legale di riattribuzione di sesso secondo la legge n.164 del 1982, devono iniziare con una approfondita analisi della domanda del cliente e con una indagine della personalità e dell'ambiente socio - familiare, al fine di evidenziare le motivazioni, le aspettative e il contesto che hanno portato la persona alla richiesta di riattribuzione di sesso, e verificare quanto questa possa inscriversi nel quadro di una problematica di genere.

Ogni professionista (medico di base, urologo, ginecologo, endocrinologo, chirurgo, psichiatra, psicologo ...) deve collegarsi con operatori specializzati o inviare il cliente a strutture specialistiche, per la valutazione della transessualità, al fine di concordare e pianificare con il cliente stesso e con gli altri professionisti un progetto complessivo, integrato e individualizzato.

Ogni fase del progetto concordato deve ritenersi parte di un più ampio percorso psicofisiologico e pertanto prevedere un rapporto terapeutico costante sia sul piano medico - chirurgico che psico-sociale.

In presenza di diagnosi di rilievo o di altre problematiche psicologiche o comportamentali (ad es. tossicodipendenze) la cui risoluzione viene ritenuta primaria rispetto alla richiesta di riattribuzione medico - chirurgica di sesso, va data precedenza alle procedure terapeutiche comunemente adottate per tali condizioni. Nei casi in cui non si riscontrino i criteri di eleggibilità al percorso di riattribuzione ( DSM IV / ICD 10) le persone verranno inviate ad altri Sevizi o professionisti adeguati.

Il percorso di adeguamento può essere intrapreso da persone che abbiano raggiunto la maggiore età, tranne diversa disposizione del Tribunale dei Minori.

ITER DI ADEGUAMENTO

L'ingresso nel percorso di riattribuzione medico - chirurgica prevede in fase preliminare che la persona venga informata circa tutte le procedure e le terapie, nonché su tutti i rischi che queste comportano e la irreversibilità di alcune di esse, al fine di far esprimere all'utente un consenso informato scritto, inerente il progetto di riattribuzione concordato. I Centri, i Servizi e i Professionisti che aderiscono al protocollo, non si fanno carico di persone che seguono percorsi terapeutici non concordati con l'équipe.

A partire dalla richiesta di riattribuzione, il percorso psicologico, parallelo e integrato con tutto il percorso di riattribuzione medico - chirurgica, si sviluppa secondo modalità individuate caso per caso, mira alla verifica continua dell'assunzione di responsabilità bei confronti delle proprie scelte ed ha la finalità di sostenere, elaborare le modificazioni ormonali e somatiche, nonché le esperienze relazionali e sociali del cliente. L'iter psicoterapeutico mira più specificatamente all'elaborazione del conflitto di identità e dei conflitti cognitivi ed emozionali che si presentano durante il percorso.

In considerazione di alcuni effetti irreversibili e delle implicazioni psicologiche legate all'assunzione di ormoni, l'inizio della terapia ormonale prevede che il cliente abbia instaurato e portato avanti, secondo modalità concordate, una relazione psicoterapeutica di almeno sei mesi. La somministrazione ormonale deve essere subordinata alla valutazione degli specialisti, sentito il parere dello psicologo o psicoterapeuta che ha in carico il cliente.

"L'esperienza di vita " nel ruolo adeguato al genere prescelto è considerata parte fondamentale del percorso di preparazione alla riattribuzione chirurgica di sesso (RCS). Nell'ambito della relazione terapeutica e in accordo con l'équipe, lo psicoterapeuta e il cliente pianificheranno un tempo congruo, per periodo e durata, comunque non inferiore a un anno. Il passaggio alla riattribuzione di sesso avverrà su parere concorde dei diversi operatori.

Ottenuta l'autorizzazione del Tribunale, la RCS può effettuarsi su parere concorde degli operatori che hanno preso in carico la persona e comunque non prima di due anni dall'inizio dell'iter. In questo periodo devono essere ottemperate le indicazioni sulla terapia ormonale e sulla 'esperienza di vita ' di cui ai punti 3 e 4 .

Variazioni relative ai criteri e alle procedure d'intervento devono essere adottate solo in casi specifici, con motivazioni mediche e/o psicologiche ampiamente documentate.

FOLLOW - UP

Perché il benessere della persona possa realizzarsi in modo compiuto e stabile nel tempo si ritiene necessario effettuare, oltre ai dovuti controlli legati a specifiche situazioni personali, tre incontri di follow - up generalizzati (a 6 mesi, 1 anno, 2 anni dalla RCS). Il follow - up ha la finalità di verificare l'inserimento sociale e le condizioni psicofisiologiche connesse con gli adeguamenti effettuati. Per quanto attiene alla terapia ormonale deve effettuarsi, in assenza di problemi particolari, almeno un controllo annuale per l'intero arco di vita.

CONSIDERAZIONI

A fine di prevenzione, si ritiene oltremodo rilevante l'istituzione di Servizi di osservazione per i comportamenti attinenti l'identità di genere in età evolutiva, nonché la diffusione di una adeguata formazione - informazione di genitori e insegnanti a partire dalle scuole materne.

Viste le implicazioni sociali relative alla condizione di transessualità, si ritiene improrogabile una corretta e approfondita formazione - informazione delle figure professionali e sociali che svolgono funzioni attinenti questo campo (personale paramedico e della pubblica amministrazione).

Pur considerando i percorsi di riattribuzione di sesso una risposta oggi adeguata al disagio di chi si rivolge agli operatori della salute per ottenere una congruenza personalmente soddisfacente tra realtà somatica e vissuto di identità di genere, si ritiene fondamentale approfondire la ricerca scientifica sia sulla genesi dell'identità che sull'eziopatogenesi dei suoi disturbi, sugli effetti a lungo termine delle terapie ormonali come sulle possibilità di tecniche chirurgiche ancor più sofisticate. A questo scopo si ritiene essenziale il contributo dei risultati a distanza ottenuti attraverso la raccolta di dati nei follow - up.

ALLEGATO N02

LEGGE 14 aprile 1982, n.164
Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA
la seguente legge:

Art. 1
La rettificazione di cui all`articolo 454 del codice civile si fa anche forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell`atto di nascita a seguito di intervenute modificazione dei suoi caratteri sessuali.

Art. 2
La domanda di rettificazione di attribuzione di sesso di cui all`articolo 1 è proposta con ricorso al tribunale del luogo dove ha residenza l`attore.
Il presidente del tribunale designa il giudice istruttore e fissa con decreto la data per la trattazione del ricorso e il termine per la notificazione al coniuge e ai figli.
Al giudizio partecipa il pubblico ministero ai sensi dell`articolo 70 del codice di procedura civile.
Quando e` necessario, il giudice istruttore dispone con ordinanza l`acquisizione di consulenza intesa ad accertare le condizioni psico-sessuali dell`interessato.
Con la sentenza che accoglie la domanda di rettificazione di attribuzione di sesso il tribunale ordina all`ufficiale di stato civile del comune dove fu compilato l`atto di nascita di effettuare la rettificazione nel relativo registro.

Art. 3
Il tribunale, quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza. In tal caso il tribunale, accertata la effettuazione del trattamento autorizzato, dispone la rettificazione in camera di consiglio.

Art.4
La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso non ha effetto retroattivo. Esso provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso. Si applicano le disposizioni del codice civile e della legge 10 dicembre 1970, n.898, e successive modificazioni.

Art.5
Le attestazioni di stato civile riferite a persona della quale sia stata giudizialmente rettificata l`attribuzione di sesso sono rilasciate con la sola indicazione del nuovo sesso e nome.

Art. 6
Nel caso che alla data di entrata in vigore della presente legge l`attore si sia già sottoposto a trattamento medico-chirurgico di adeguamento del sesso, il ricorso di cui al primo comma dell`articolo 2 deve essere proposto entro il termine di un anno dalla data della suddetta.
Si applica la procedura di cui al secondo comma dell`articolo 3.

Art. 7
L`accoglimento della domanda di rettificazione di attribuzione di sesso estingue i reati cui abbia eventualmente dato luogo il trattamento medico-chirurgico di cui all`articolo precedente.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E` fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Ventimiglia, addì 14 aprile 1982
PERTINI SPADOLINI - DARIDA - ROGNONI
Visto , il Guardasigilli: DARIDA


ALLEGATO N03

LEGGE REGIONE LAZIO 24 maggio 1990, n.59
Norme di attuazione della legge 14 aprile 1982, n.164, concernente:
Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso.

IL CONSIGLIO REGIONALE
HA APPROVATO
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PROMULGA
la seguente legge:


Art. 1
Attività di consulenza
L`attività di consulenza di cui all`articolo 2 della legge 14 aprile 1982, n.164, gli accertamenti di cui all`articolo 3 della medesima legge, l`assistenza psicologica eventualmente richiesta dagli interessati ed un parere sugli interventi necessari ai fini del trattamento medico-chirurgico, sono a carico del servizio sanitario e vengono garantiti dai consultori familiari pubblici e dai consultori privati convenzionati con il servizio sanitario nazionale, secondo quanto previsto dalla legge regionale 16 aprile 1976, n.15.
La Giunta regionale è autorizzata a stipulare atti di convenzione con le strutture di cui al precedente comma autorizzando anche l`istituzione di corsi di qualificazione del personale ai fini delle prestazioni di cui al precedente comma.

Art.2
Trattamento medico-chirurgico
La Regione fornisce l`assistenza medico-chirurgica necessaria alla rettificazione di sesso e alle conseguenti modificazioni di ordine estetico nei casi autorizzati con sentenza del Tribunale.
A tal fine è istituito, di concerto con l`unità sanitaria locale RM/10, presso l`ospedale S. Camillo in Roma il servizio per la modificazione dei caratteri sessuali, collegato alla divisione di urologia dell`ospedale. L`unità sanitaria locale RM/10, entro novanta giorni dalla promulgazione della legge trasmetterà alla Regione per i successivi adempimenti la pianta organica del servizio comprendente figure mediche specialistiche (chirurgia plastica, chirurgia urologica, endocrinologia) e personale infermieristico e di assistenza numericamente adeguato e debitamente selezionato.
La Giunta regionale, alla fine del primo anno di funzionamento del servizio verifica i livelli di attività del servizio e la sua rispondenza alle esigenze dell`utenza prendendo gli opportuni provvedimenti di programmazione su scala regionale.

Art. 3
Rimborsi
La Regione rimborsa fino ad un massimo del 50 per cento della spesa sostenuta dai cittadini del Lazio per gli interventi di rettificazione del sesso sulla base di una autorizzazione ottenuta ai sensi della legge n.164 del 1982.
Il regolamento di attuazione di quanto previsto al comma precedente viene deliberato dal Consiglio regionale entro novanta giorni dalla promulgazione della presente legge.

Art. 4
Norme transitorie
Fino alla effettiva entrata in funzione del servizio per la modificazione dei caratteri sessuali di cui al precedente articolo 2, la Ragione rimborsa fino al 100 per cento della spesa sostenuta dai cittadini del Lazio per gli interventi di rettificazione del sesso ai sensi della legge n.164 del 1982.
Per il primo anno di entrata in vigore della presente legge e in attesa dell`adeguamento dei consultori pubblici alle finalità di cui al precedente articolo 1, la Giunta regionale è autorizzata a stipulare una convenzione con l`A.I.E.D. (Associazione italiana per l`educazione demografica) per la fornitura gratuita delle consulenze di cui al precedente articolo 1.

Art. 5
Norme finanziarie
La spesa relativa alle prestazioni sanitarie previste ai precedenti articoli 3 e 4, per un ammontare complessivo previsto in L.500 milioni, graverà su apposito capitolo del bilancio regionale per l`anno 1990, che provvederà alla relativa copertura.
La presente legge regionale sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione. E` fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Lazio.


Data a Roma, addì 24 maggio 1990
LANDI
Il visto del Commissario del Governo e` stato apposto il 19 maggio 1990.

Note
La dizione "Disturbi dell'Identità di Genere" è tratta dall'ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali (DSM IV - 1994 ed. Apa, Washington D.C.) dove scompare il termine transessualismo adottato nelle edizioni precedenti e tale condizione è descritta non più nella categoria "Disturbi nell'infanzia, adolescenza e fanciullezza" ma tra i "Disturbi sessuali e dell'Identità di Genere". Gli operatori del SAIFIP danno al termine "disturbo" il significato di "disagio" con riferimento al bisogno della persona che si rivolge al Servizio per superare una attuale condizione di malessere, di disagio appunto.

NOTE INFORMATIVE SUL SERVIZIO

a cura di

Prof. Aldo Felici
Divisione di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva
Azienda Ospedaliera San Camillo - Forlanini
Circ. Gianicolense, 87 00152 ROMA

Prof. Vezio Ruggieri
Cattedra di Psicofisiologia Clinica
Università degli Studi " La Sapienza "
via dei Marsi, 78 00185 ROMA

Dott.ssa Anna Rita Ravenna
Gruppo di ricerca - intervento sull'Identità di Genere
Istituto Gestalt Firenze-IGF
via Pilo Albertelli, 1 00195 ROMA